Incontrare l’ansia dentro di Sé

Durante questi anni ho lavorato con decine di persone che si sono rivolte a me per un percorso di Counseling, e tra queste posso dire che il 90% percepiva molta ansia durante la vita quotidiana.

Le principali cause di questa risposta emotiva riguardano soprattutto le relazioni con gli altri, sia familiari sia professionali. E’ nel conflitto con l’esterno che ci accorgiamo di provare ansia, anche se in realtà è un’emozione che sorge dall’interno.

Essendo abituati a proiettare le cause dei nostri stati d’animo verso l’esterno (è sempre colpa di qualcuno o di qualcosa), non riusciamo a renderci conto che anche l’ansia tendiamo a proiettarla all’esterno senza assumerci la responsabilità di accorgerci della sua vera origine interna.

“Mi fai venire l’ansia” è un comune modo di dire. Oppure “Mi mette ansia”.

Le persone accusano l’esterno della loro ansia: nella sfera professionale, per esempio, potrebbe essere una scadenza imminente, un litigio con un collega, un colloquio di lavoro, una riunione con i manager, la possibilità che l’azienda fallisca, le mansioni difficili, la gestione del denaro guadagnato.

In realtà, l’evento esterno è solo un’immagine che innesca il meccanismo interiore di cui non siamo consapevoli e che da origine alla sensazione di ansia. La situazione che viviamo in quel momento arriva alla nostra coscienza, e la mente la traduce in un linguaggio che risuona con le parti di noi più “vulnerabili”, che a loro volta suonano l’allarme inducendo a provare ansia. Gli esempi fatti in precedenza hanno un punto in comune: nelle varie situazioni una parte di noi entra in allarme perché non è sicura di essere all’altezza, e dunque questa parte vulnerabile genera in noi ansia. Se non riusciamo a rispettare una scadenza, ci sentiamo falliti e andiamo incontro a conseguenze spiacevoli. Se la riunione con i manager è complessa e noi non ci sentiamo adeguati, andiamo in ansia. Se non arriviamo a fine mese, ci sentiamo dei miserabili e abbiamo paura, percependo ansia.

Attraverso l’applicazione delle pratiche di Mindfulness, piano piano iniziamo a renderci conto di questi meccanismi profondi, e cominciamo poi a distaccarci dalla risposta automatica (cioè l’ansia). Smettiamo di dare la colpa a eventi o persone o situazioni esterne a noi, perché ci accorgiamo che così facendo perdiamo il nostro potere personale. Assumendoci la responsabilità dei nostri processi interni, operiamo una sorta di sovversione del potere, che diventa di nuovo nostro: se sappiamo guardare bene, allora possiamo trasformare.

Praticare Mindfulness significa per esempio ancorarsi al respiro ogni tanto, durante la giornata lavorativa, e radicarsi nel corpo, sentirlo, sentirne la postura, la temperatura nelle varie parti, i punti contratti, i movimenti di cui ha bisogno. Significa coltivare la presenza durante lo svolgimento delle attività, prendendone in carico una per volta e vivendola appieno, nel qui e ora. Significa percepire le sensazioni che proviamo, domandandoci ogni tanto “Come mi sento?”. Significa tornare a casa, dentro di se, per riposare e chiarificare la mente e le emozioni. In questo modo l’ansia inizia a diventare sempre più innocua e quindi la nostra vita molto più armoniosa!

 

Dott.ssa Annalisa Chelotti

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