Come riconoscere e disinnescare i meccanismi autosabotanti con la Mindfulness

Quante volte ci diciamo che vogliamo essere felici e invece siamo arrabbiati o tristi? Quante volte vogliamo raggiungere un obiettivo ma non ci sentiamo in grado e rinunciamo prima del tempo?


Quante volte desideriamo fortemente circondarci di relazioni sane e invece ci ritroviamo nei conflitti e nella sofferenza affettiva?


Tutto questo si chiama autosabotaggio: volere qualcosa e mettere in atto processi inconsci che ci allontanano da quel qualcosa, facendoci sentire vittime della vita.

 

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I desideri del Cuore e il Super Io

 

In terapia o nella Scuola dell’Essere è molto frequente riconoscere nelle persone questo processo di boicottaggio del proprio benessere. Di solito, quando incontriamo un nuovo paziente, nella prima seduta cerchiamo di definire insieme a lui un’intenzione, ossia il reale desiderio del Cuore, cosa si vuole davvero ottenere da un percorso.

 

Anche nella Scuola dell’Essere stimoliamo i partecipanti a formulare intenzioni autentiche man mano che proponiamo delle pratiche di consapevolezza.

E ogni volta è sorprendente osservare quanto sia difficile spostare l’attenzione dal problema (ciò che non si vuole più) alla soluzione (ciò che si desidera profondamente). 

 

Possiamo dire che è come avere una barriera inconscia che impedisce l’emersione del proprio potenziale e dunque dei propri desideri profondi, delle aspirazioni più alte, dei principi e valori che guidano l’esistenza verso uno Scopo.

Non si tratta certo di volontà materiali, bensì di stati di coscienza che ognuno vorrebbe incarnare: vivere nella gioia, nell’amore incondizionato, nella gratitudine, nella determinazione, nell’autorealizzazione. Tutte qualità che appartengono alla nostra natura autentica, e che però non percepiamo, perché sono coperte da una coltre di meccanismi automatici intrisi nella nostra personalità. 

 

Freud aveva rivoluzionato il mondo della psicologia attraverso i suoi studi clinici, che lo avevano portato a individuare tre istanze psichiche di cui tutti gli esseri umani sono dotati: l’Es, il Super Io e l’Io. Vediamoli brevemente.

 

L’Es è la parte per lo più inconscia che contiene gli istinti più primitivi dell’essere umano, quelli che portano verso il piacere e la soddisfazione dei bisogni primari; da un punto di vista antropologico, possiamo dire che l’Es contiene quella parte di noi più simile agli animali, comprese tutte quelle pulsioni aggressive e sessuali che, se lasciate libere e allo stato brado, impedirebbero una sana integrazione nella cultura sociale di riferimento.

 

Il Super Io invece è quella parte sia conscia che inconscia che introietta le regole sociali, morali e familiari e che permette di governare gli impulsi dell’Es, dunque è un’istanza psichica che permette di integrarsi in una società. Per fare un esempio il Super Io è quell’istanza che ci dice di andare in posta vestiti anche se fa caldo e l’Es vorrebbe farci spogliare nudi per soffrire di meno.

 

L’Io è la parte più conscia che ci permette di individuare noi stessi come soggetti a se stanti, e che regola la lotta tra Es e Super Io; è la consapevolezza di chi siamo, in termini di personalità: tramite l’Io posso sapere che sono una donna, che ho quel tipo di lavoro, che sto insieme a quella persona ecc. 

In un individuo sano dal punto di vista psicologico, consapevole e centrato, le tre istanze sono in equilibrio e vi è una coscienza più espansa in grado di osservarle e di regolarle in base a ciò che accade nel momento presente. Se l’individuo invece è poco consapevole, succede che le istanze prendono il sopravvento, generando così molte tipologie di blocchi e disfunzioni.

 

In particolar modo, in tutte quelle persone che possiedono un Super Io molto rigido e severo, accade un processo di identificazione con il quale la mente diventa un giudice impietoso in qualsiasi circostanza. Ecco che il Super Io diventa limitante, svalutante, impietoso, e questo rappresenta il principale meccanismo autosabotante.

 

Quando una persona desidera qualcosa e non riesce a raggiungerlo, significa che il suo Super Io è molto forte e governa le sue scelte e le sue azioni, seppur in gran parte a livello inconscio.

Autosabotarsi significa dunque essere identificati con il Super Io, detto anche Giudice interiore, che comanda a bacchetta tramite diktat mentali e impedisce l’emersione del potenziale autentico, allontanandoci dai desideri del Cuore.

 

Come riconoscere e disinnescare il Super Io sabotante

Un buon lavoro di consapevolezza prevede necessariamente di integrare il proprio Super Io, depurarlo della sua severità e renderlo nostro alleato.


Le pratiche di Mindfulness sono fondamentali per questo passaggio.

Il primo importante step in questo processo di consapevolezza è quello di riconoscere il momento in cui scivoliamo nell’autosabotaggio. Dobbiamo imparare ad accorgerci che è in atto un meccanismo di svalutazione e di svilimento di noi stessi. Possiamo accorgercene se portiamo attenzione a come ci sentiamo dentro: inadeguati, sconfitti, impauriti, demotivati, scoraggiati, affaticati… sono tutti segnali che dicono che siamo sotto attacco del Super Io che ci sta sabotando. 


Se impariamo ad accorgerci di questo stato interiore, ecco che acquisiamo già più potere, perché possiamo dire a noi stessi “ecco qua il mio giudice che mi sta attaccando”. Facciamo un bel respiro e semplicemente restiamo lì, nell’osservazione di come ci sentiamo, immergendoci completamente nel sentire, come se volessimo entrare in contatto ancor più profondamente con quel disagio. 

Rimanendo presenti al disagio, qualcosa accade. 


La fisica quantistica ci insegna che l’oggetto osservato si modifica proprio in relazione al fatto che è osservato. Dunque c’è una stretta relazione tra l’osservatore e l’osservato. Ecco dunque che, se noi osserviamo il disagio, accade qualcosa al disagio stesso.

Occorre però approcciarci a questo modello terapeutico di consapevolezza senza aspettative, cioè con la mente del principiante: osserviamo il disagio solo per osservarlo, non con l’aspettativa di mandarlo via o di trasformarlo in qualcos’altro.


Per acquisire potere sui meccanismi autosabotanti portati dal Super Io giudicante, dobbiamo solo osservarli quando ci accorgiamo che sono in azione.

Il principale atto di disobbedienza ai diktat del nostro Super Io consiste nell’accorgerci che è in azione e nell’osservarlo senza giudizio.


Il secondo step, che può avvenire dopo un po’ di tempo rispetto al primo, consiste nell’iniziare a chiederci: “come posso passare all’azione lo stesso nonostante il sabotaggio del mio Super Io?”. Possiamo a questo punto osare un po’ di più e iniziare a permetterci di compiere delle piccole azioni autentiche, indipendentemente da ciò che il Super ritiene giusto o meno per noi.


Questo lavoro di disobbedienza, che non è una ribellione reattiva, bensì una scelta consapevole, rappresenta uno dei più grandi doni che ognuno di noi può fare a se stesso, perché nel tempo permette di liberare il potenziale innato che possediamo e di iniziare davvero ad agire nella direzione del Cuore, generando intenzioni in linea con i nostri desideri più profondi.

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