Mindfulness, intuizione ed empatia: come migliorare le relazioni con gli altri – parte I

La maggior parte delle persone, non avendo compiuto un lavoro su di sé tramite la presenza e l’auto osservazione, vive addormentata nei propri schemi mentali, nelle dinamiche emotive e nell’identificazione con i meccanismi della personalità, senza connessione ai corpi sottili di cui è composta l’Anima, e dunque in totale assenza di vera empatia verso gli altri.

 

Per comprendere cosa sia realmente l’empatia è necessario fare un passo indietro e prima di tutto conoscere due leggi universali fondamentali che regolamentano le relazioni umane: la legge della malcomprensione e la legge del servizio.

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Le leggi universali sottostanti le relazioni umane

L’Anima comunica costantemente con i nostri corpi terreni, ma se non coltiviamo l’attitudine della presenza, non ci accorgiamo di questo dialogo, che di per sé avviene attraverso l’intelligenza intuitiva.

 

L’identificazione con i nostri schemi mentali ci impedisce di cogliere le intuizioni provenienti dall’Anima, dunque tendiamo a compiere scelte e azioni, a intessere relazioni e professioni in base alle convinzioni mentali piuttosto che al sentire profondo.

 

Ecco che, quando ci troviamo di fronte a una persona e abbiamo con lei una conversazione, le nostre risposte provengono dal serbatoio contenuto nella mente e composto da credenze, dogmi, esperienze del passato, traumi ecc, e nella maggior parte dei casi quindi non hanno nulla a che fare con ciò che la persona ci sta chiedendo o condividendo.

 

Non siamo capaci di rimanere presenti per sentire, percepire, intuire cosa è più funzionale comunicare in quel momento per quella persona. Tendiamo a parlare per luoghi comuni, dando per scontato che i nostri consigli siano utili agli altri e quindi pretendendo anche che vengano ascoltati e messi in pratica.

In particolare, riguardo le relazioni umane:

 

1) la legge della malcomprensione ci dice che una frase detta da qualcuno non viene mai recepita esattamente come intende la persona da cui proviene. Nell’ascoltare qualcuno noi interpretiamo sempre qualcosa a modo nostro, in base ai nostri filtri mentali. Può capitare che una persona dica che ci dona molto il colore rosso, e noi invece capiamo che quando non siamo vestiti di rosso siamo brutti. La mente umana interpreta, seleziona, incasella, giudica tutto ciò che percepisce dai nostri cinque sensi, e lo fa anche con ciò che gli altri ci dicono o fanno con noi. Nelle relazioni di coppia spesso la malcomprensione è origine di conflitti e sofferenze, i due partner parlano ma non si capiscono, come un arabo e un giapponese che tentano di mettersi d’accordo senza un interprete. Quante volte ci siamo detti “non mi ascolta e non mi capisce!”, magari con una buona dose di rabbia e risentimento verso l’altro?

2) la legge del servizio ci dice che l’unico vero modo per essere utili agli altri, anche in una semplice conversazione, è quello di sforzarci di essere presenti a ciò che intuiamo possa servire maggiormente a quella persona. Anziché rispondere in base ai nostri schemi mentali, possiamo imparare a sentire ciò che serve all’altro in un dato istante. Questo vale anche nei conflitti o nelle discussioni: cosa serve dire per essere utile a me, all’altro e alla relazione? L’intuizione riguarda qualcosa di istantaneo, che avviene ora, e che non ha a che fare con il passato e con le convinzioni mentali sul concetto di giusto o sbagliato. L’intuizione è estemporanea, creativa, analogica, e rappresenta il flusso sincronico dell’esistenza a cui la nostra Anima è allineata.

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Una pratica Mindfulness per coltivare l’intuizione

Per poter migliorare la qualità delle relazioni con gli altri, è importante migliorare la relazione con noi stessi e con la nostra Anima, ossia comprendere come poterla ascoltare di più, attraverso la voce dell’intuizione.

 

Possiamo perseguire questo obiettivo attraverso una delle pratiche informali della Mindfulness, da ricordarci di fare quotidianamente per almeno un mese: ogni volta che parliamo con qualcuno, dobbiamo ricordarci di innalzare la nostra presenza, la nostra sensazione di esserci, e dobbiamo sforzarci di rimanere in silenzio per tutto il tempo in cui questa persona parla con noi, senza interromperla, evitando di anticipare le sue parole o darle subito ragione o torto, astenendoci dal portarle esempi della nostra vita ecc.

 

L’esercizio consiste in una sorta di attenzione divisa tra ciò che la persona ci sta dicendo e ciò che si muove dentro di noi. Restiamo vigili di fronte a ciò che la nostra mente ci propone, visto che lei non tace e tenta in tutti i modi di farci parlare in modo meccanico e preconfezionato. Restiamo attenti a ciò che sentiamo come percezioni nel corpo, che possono essere le più disparate (leggerezza, apertura, fluidità piuttosto che allerta, chiusura, oppressione ecc.); sforziamoci di chiederci profondamente “cosa serve di più ora?” e lasciamo che risponda l’Anima, permettiamoci di intuire cosa fare o dire, fino al termine del discorso della persona che è con noi. A volte non occorre rispondere con frasi fatte o luoghi comuni, ma è invece importante semplicemente esserci, abbracciare o sorridere. Talvolta intuiamo che serve dire di no, altre volte invece sentiamo utile dire di sì. Magari ci arriva chiaro un segnale per cui comprendiamo che a quella persona possa servire il titolo di un libro piuttosto che di un film…

 

Questa è una pratica molto potente ma altrettanto difficile, ci vuole tempo e sono necessarie pazienza e costanza. Sforzandoci di adottare questa qualità di presenza durante le conversazioni, ci permette di essere sempre più svegli e percettivi rispetto a ciò che la nostra Anima ci suggerisce, e ci aiuta a diventare sempre più utili agli altri, in modo funzionale e autentico.

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