Le pratiche Mindfulness adatte ai ragazzi adolescenti – Parte Seconda

Riprendiamo il discorso da dove lo avevamo lasciato, nella prima parte.

Intanto inizio con una domanda per te: hai provato a sperimentare o far sperimentare una delle due pratiche formali? Come ti sei trovato? Quali le criticità?

 

Aspetto le tue risposte su info@sentierodellessere.org, ma ora concentriamoci sul linguaggio simbolico di cui ho parlato nel precedente articolo.

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Le tre tipologie di adolescenti

Se è vero che l’età dell’adolescenza si sviluppa nel terzo settennio, dove l’approccio alla vita è ancora poco pratico e logico e dove non si è ancora sviluppato un ordine e senso delle cose, è anche  vero che il linguaggio dell’inconscio, che domina in gran parte l’individuo, se non è ben osservato rimane simbolico.

 

Allora come possiamo parlare ai nostri ragazzi di Mindfulness? 

 

Utilizzando un immaginario che meglio possa corrispondere al loro stile di vita.

Qui di seguito riporto alcuni esempi divisi in tre tipologie: fisico, mentale, emotivo.

Ognuna di queste tipologie può meglio corrispondere all’imprinting dell’adolescente, che sia più legato al corpo, o più mentale, ossia in relazione con concetti più astratti, o più emotivo, cioè in relazione con le sue emozioni e i suoi sentimenti.

 

  • Fisico – LO SPORT: Si può presentare la Mindfulness agli adolescenti come un allenamento. Inizialmente sembra che non possa risolvere dei problemi pratici, ma a lunga andare la ripetizione costante di un esercizio porta a una trasformazione che è simile al lavoro di preparazione degli atleti. Per prepararsi a una gara è necessario un esercizio costante e con metodo, imprescindibile per il miglioramento delle prestazioni. I calciatori per esempio, si esercitano a calciare i rigori, anche se non è in atto una vera partita e non si è nella pressione emotiva della gara. Questo allenamento servirà loro per essere pronti e affrontare degli avversari reali. Con la Mindfulness succede lo stesso perché dopo diversi esercizi percepiamo una trasformazione nel corpo soprattutto nell’affrontare le sfide della vita.
 
  • Mentale – AL CINEMA: se l’adolescente ha una componente mentale predominante, possiamo presentargli la pratica della Mindfulness come vedere un film al cinema. Si entra in sala, ci si siede e si crea l’atmosfera giusta nella quale il silenzio è richiesto dalle regole implicite del cinema, e si osserva lo schermo. La mente è come un cinema interno che proietta pensieri e immagini in cui spesso ci immergiamo completamente, proprio come fosse una trama di un film. Talvolta il film che proietta la mente è innocuo, altre volte assume gli aspetti di una trama tragica da cui ci sentiamo risucchiati, ritrovandoci depressi, arrabbiati o ansiosi. Per questo la mindfulness può aiutarci a divenire osservatori dei nostri pensieri senza coinvolgimento, così da dominare la nostra mente e non permettere a essa di dominare noi. Quanto è forte la tua mente? Entra nel tuo cinema e facciamone esperienza.
 
  • Emotivo – LE VIE DI PARIGI: solitamente un adolescente più emotivo può denotare un lato creativo, quindi in questa modalità potrebbe essere efficace utilizzare dei colori e un foglio e presentargli la Mindfulness come fosse una via artistica di Parigi, dove puoi incontrare un sacco di artisti di strada che dipingono sulle loro tele paesaggi astratti, ritratti, natura morta, colori e disegni in china. Ognuno di questi quadri evoca una sensazione più o meno intensa: c’è il quadro che evoca la gioia, quello che evoca la tristezza, l’altro la paura e via dicendo. Le nostre emozioni sono proprio come dei quadri, e se riusciamo ad accorgerci che è nostra volontà colorarle e accoglierle nella nostra tela bianca, allora possiamo divenire i più grandi artisti della nostra vita. Che ne dici se provassimo a esplorare, dentro di te, quali meravigliosi dipinti sono già esposti per le vie di Parigi?

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Spunti per pratiche formali e informali

La rappresentazione metaforica è quella che più riesce ad agganciare il nostro inconscio, anche quello degli adolescenti, ma attenzione sempre a utilizzare un linguaggio che possa riscontrare la loro familiarità, altrimenti rischiate di sfuggire all’intento.

 

E ora passiamo alla presentazione di un paio di pratiche informali, ovvero quelle che si possono fare più in movimento e senza dei precisi vincoli di tempo. Teniamo sempre a riferimento due distinzioni tra energia maschile, quindi più attiva, ed energia femminile, quindi più riflessiva.

  • Individuare con l’adolescente quale canzone, oggetto (per esempio un auto) e quale cibo gli piace di più. Una volta individuati, si dà un tempo indicativo che potrebbe essere quello di un paio di settimane e si suggerisce all’adolescente di procurarsi un quaderno per scrivere o di tenere un blocknotes digitale dove appuntarsi i risultati del “gioco”. L’obiettivo è quello di stilare una hit parade di quante volte, nell’arco di due settimane, ci si è accorti che si sta ascoltando quella canzone, o che si sta vedendo passare quella macchina o che, ancora, si sta mangiando il proprio cibo preferito. L’osservazione può avvenire in qualsiasi momento della giornata (vale anche la notte sui sogni che fa) e questo può permettere di innescare un volontario stato di presenza che si attiva a seconda del focus. Una volta stilata la hit parade, il confronto sarà davvero molto curioso. 

  • Invitare l’adolescente a procurarsi un diario personale su cui appuntarsi i risultati di questa pratica-gioco, e stabilire un tempo indicativo, come quello di sette giorni. In questi sette giorni, in un qualsiasi momento della giornata e solo per una volta al giorno, si dovrà fermare interrompendo qualsiasi attività e, semplicemente concentrarsi sul suo respiro per tre volte acuendo il suo udito per sentire cinque suoni distinti, osservando e individuando cinque oggetti a vista d’occhio, provando cinque sensazioni tattili (come il contatto tattile con i vestiti, le scarpe, i capelli etc…) e cinque sensazioni olfattive o gustative. Il tutto appuntato sul diario. Alla fine della settimana lascia che condivida l’esperienza e che ti possa stupire attraverso il suo stesso stupore.

Come abbiamo visto insieme, questi esercizi sono piuttosto semplici e vi consiglio, comunque, di provarli voi stessi per primi, così da essere pronti e totalmente empatici al momento delle condivisioni.

 

La Mindfulness non è teoria, ma pratica. Se siete i primi a praticarla, sarete i primi a poterla trasmettere, altrimenti, soprattutto per gli adolescenti, diventa aria fritta!

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