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Come risolvere i litigi di coppia e renderli costruttivi con la Mindfulness

lite di coppia

Nella maggior parte delle relazioni di coppia, il litigio è un momento molto difficile da vivere, in quanto genera sensazioni ed emozioni spiacevoli, crea lontananza e incomprensione, produce il rischio costante di giungere al termine della relazione stessa. Ma esiste un modo per non litigare o almeno per rendere il litigio qualcosa di costruttivo?

Tutto dipende dal livello di consapevolezza con cui viviamo la relazione e dunque i litigi che nascono al suo interno.

Che cos’è un litigio e quali sono le sue cause

Innanzitutto, per inquadrare il problema e la relativa soluzione, è opportuno chiarire cosa sia realmente un litigio e quali possono essere le cause profonde che lo generano.

Normalmente, si definisce litigio quell’insieme di situazioni conflittuali in cui i due partner non si trovano d’accordo, diventano “nemici”, cioè tentano di avere ragione, ognuno sulla sua idea, e quindi scatenano reazioni di attacco e difesa nei confronti l’uno dell’altra.

Si litiga in genere quando non ci va bene qualcosa che l’altro fa o non fa, dice o non dice. Si litiga quando l’altro compie un’azione secondo noi “sbagliata”, oppure quando non compie un’azione secondo noi “giusta”.

Nella stragrande maggioranza delle coppie, dopo il primo momento magico di innamoramento, subentrano meccanismi della personalità che portano al conflitto. In linea di massima, l’energia che più di tutte genera il conflitto è contenuta nel giudizio.

Dentro ognuno di noi esiste una serie di credenze, convinzioni, condizionamenti, appartenenti alla sfera della personalità, che ci fanno vedere la vita da una certa prospettiva, diversa da chiunque altro. E’ come se ognuno di noi guardasse il mondo da un paio di occhiali personalizzati, le cui lenti sono composte dal sistema di credenze e di condizionamenti ricevuti nell’infanzia da una serie di figure di riferimento che ci hanno educato e insegnato come dobbiamo vivere la vita.

Quando ci rapportiamo al nostro partner da questo spazio, è inevitabile che la nostra visione della vita sia diversa dalla sua, e dunque da qualche parte emergeranno degli attriti tra queste due visioni.

Ecco che, se il nostro grado di consapevolezza non ci permette di accorgerci del meccanismo, si crea inevitabilmente un conflitto, perché ognuno dei due, seppur inconsciamente, inizierà a difendere il proprio punto di vista, credendo che sia “migliore”, e cercherà di convincere l’altro ad adottare quel punto di vista, anche a costo di litigare, offendersi, soffrire, addirittura lasciarsi.

L’essere umano, finché è identificato con la propria personalità, non ha occhi per vedere oltre la personalità degli altri. Dunque, agisce in modo meccanico in base agli impulsi, alle paure, ai desideri della personalità stessa. Nel litigio questo fenomeno è evidente: tu fai qualcosa che non va bene alla mia personalità, e quindi ti attacco affinché tu cambi e diventi coerente con il sistema di convinzioni contenuto nella mia personalità.

Il grado di conflittualità del litigio varia da coppia a coppia:

  • alcune litigano per un attimo e subito dopo si riappacificano: in questo caso una buona domanda è chiedersi se uno dei due tende a “rassegnarsi” e a compiacere l’altro per paura di perderlo, e dunque si sforza di placare subito il conflitto;
  • altre coppie litigano e non si parlano per ore o addirittura per giorni, generando un gioco di potere reciproco per vedere chi cede prima, chi è più “debole” da gettare la spugna, innescando meccanismi di chiusura, separazione e allontanamento emozionale;
  • altre ancora, arrivano a usare metodi violenti, sia a livello verbale e psicologico, sia a livello fisico: qui subentrano le offese, le umiliazioni, i soprusi ecc; in questo caso il litigio diventa fonte di sofferenza mentale, emozionale e anche fisica.
come risolvere i litigi di coppia

Come si può risolvere un litigio di coppia

La migliore metodologia per risolvere un litigio e per gettare le basi per una guarigione di coppia, è la non-reazione. Come ci ha dimostrato qualche grande creatura del passato (Ghandi, Nelson Mandela ecc.), la non-reazione è la vera rivoluzione per risolvere le guerre, sia tra popoli sia tra amanti. Ma cosa significa non reagire? Intanto, non vuol dire rassegnarsi e subire.

Non significa nemmeno dare sempre ragione all’altro, nutrendo così una profonda sfiducia verso il nostro sentire. In realtà non reagire significa non scaricare addosso al partner i nostri problemi interiori, i nostri meccanismi inconsci appartenenti alla sfera della personalità.

Qualunque cosa ci faccia reagire (con la rabbia aggressiva, con il giudizio, con la volontà di imporre la nostra ragione), è qualcosa che tocca delle corde emotive di ferite irrisolte, di dinamiche inconsapevoli, di parti di noi che risiedono nell’ombra.

Dunque, non reagire significa non gettare benzina sul fuoco, ma piuttosto placare le acque dentro di noi per poter poi fare un lavoro più profondo di ascolto interiore e di auto-osservazione della nostra personalità. Facciamo un esempio.

Il mio compagno si sveglia nervoso e mentre si fa il caffè inizia a criticarmi perché lavoro troppo e non sono disponibile per passare tempo sufficiente con lui. E ancora. La mia compagna una sera si arrabbia perché sono rientrato tardi da una cena con gli amici senza avvertire.

Allora cosa posso fare io (in entrambi i casi)? Posso reagire iniziando a criticare o arrabbiandomi a mia volta per difendere la mia posizione, nego, dico che non è così, che io ho il diritto di fare ciò che voglio, che non mi deve rompere, che anche lui/lei fa delle cose sbagliate ecc. A quel punto il conflitto prende forma e si dipana in vari modi, come già descritto sopra.

La non-reazione significa invece rimanere in silenzio e in contatto con le emozioni che nascono dentro di me, spostarmi da un’altra parte (in un’altra stanza o addirittura fuori di casa), e iniziare a respirare, magari con gli occhi chiusi. In questo spazio, posso osservare ciò che accade in me: quali sono le forme-pensiero che passano? Quali sono le sensazioni che provo nel corpo? Come mi fa sentire ciò che mi è stato detto? Praticare questa osservazione permette di lasciar emergere la vera ferita che sta sotto alla reazione stessa.

Può darsi che mi accorga che, quando vengo criticata, mi sento una bambina piccola bisognosa di riconoscimento e dunque mi arrabbio perché non mi sento vista; può darsi che mi accorga che, quando si tenta di limitare la mia libertà, io entri in reazione perché mi sento una adolescente oppressa dal genitore.

Più in generale, la non-reazione insieme al processo di auto-osservazione conducono a una maggiore consapevolezza di noi stessi, conducono a riconoscere i meccanismi della personalità, le credenze e le convinzioni con cui guardiamo la vita, e dunque ci rendono realmente liberi dalla sofferenza.

Se ognuno di noi lavora su di sé per risolvere i propri conflitti interiori, allora ognuno di noi smetterà di creare conflitti all’esterno. Non ce ne sarà più bisogno.

Ciò che mi viene detto come critica non mi toccherà più, cioè il mio apparato psico-emotivo non entrerà più in reazione automatica. All’interno di una relazione, praticare queste due grandi forze genera guarigione, trasformazione, evoluzione congiunta.

Come evitare di litigare con il partner

Ma si può fare un passo in più! Usando la relazione come potente mezzo evolutivo, possiamo davvero guarire da una serie di ferite profonde che condizionano la nostra vita, non solo di coppia, ma in generale.

Come si fa?

Si applicano i principi della non-reazione e dell’auto-osservazione ancor prima che un litigio si inneschi. Vale a dire che, ogni volta che proviamo fastidio, disagio, rabbia, paura in relazione al nostro partner, anziché attaccarlo e iniziare a criticare, a lamentarsi, a urlare ecc., ci diamo il permesso di lasciare che il fuoco emotivo si sviluppi solo dentro di noi, senza dire una parola, senza agire, senza fare proprio nulla.

Semplicemente, lo lasciamo agire all’interno, generando così un processo alchemico di risveglio della nostra consapevolezza.

Se quando mi sveglio la mattina, mentre preparo il caffé, mi sento nervosa e mi viene in mente che il mio compagno non mi da sufficienti attenzioni, non si impegna abbastanza, non mi tratta come io vorrei, anziché andare da lui e iniziare a provocarlo, mi tengo tutto dentro e innalzo la mia attenzione. Inizio a osservare, ad accorgermi cosa è che muove nel profondo queste energie di mancanza e di conseguente giudizio sull’altro.

Allora così, piano piano e con la pratica costante, si arriva a riconoscere che il bisogno di attenzioni, il bisogno di riconoscimento, il bisogno di far sì che l’altro sia come noi lo vogliamo, sono tutti aspetti infantili della nostra personalità, che si alterna tra vittimismo, giudizio e compiacimento.

Vivere le relazioni di coppia dallo spazio di queste tre energie della personalità rende le relazioni un inferno, un luogo di sofferenza costante.

Comprendere invece che ognuno di noi ha la piena responsabilità sul proprio benessere, ci induce a guardare sempre più in profondità, sbalzando fuori dalla personalità stessa e dunque attivando la logica del cuore. Allora a quel punto si hanno occhi per vedere oltre la nostra personalità e quella del partner. Come nel film “Avatar”, possiamo finalmente dire “io ti vedo“. Ma possiamo farlo solo quando iniziamo a vedere noi stessi, realmente.

litigi di coppia

Il litigio può lasciare il posto al confronto costruttivo

Dunque, se lavoriamo bene in questa direzione, a un certo punto il litigio non servirà più.

Piuttosto, sapremo entrare in uno spazio di ascolto e di comunicazione profondi, grazie ai quali potremo confrontarci e condividere con il nostro partner i nostri stati emotivi, le nostre sensazioni, ciò che abbiamo riconosciuto della nostra personalità.

Non ci sarà più bisogno di aggredire o di difenderci, perché sentiremo la necessità di porci alla pari nei confronti del partner, per sviscerare insieme ciò che accade in noi. Questo non significa accettare in modo passivo tutto ciò che accade. In ogni relazione, anche tra amici, tra genitori e figli, tra colleghi, vige la regola dell’essere umani e dunque di essere esposti all’errore. Non esiste nessuno che è perfettamente in linea con l’amore, talvolta si cade nei soliti meccanismi e non c’è nulla di male: questa è la vera scuola della vita.

Dunque, se il partner si comporta in un modo che lede realmente un mio valore profondo allora il confronto sta nel non reagire dallo spazio della personalità, bensì di agire dallo spazio del cuore: comunicare in modo determinato che quel comportamento è lesivo della mia integrità, senza però influenzare la comunicazione con giudizio, critica, vittimismo ecc. Comunicare dal cuore è possibile anche quando l’argomento o il concetto da esprimere è doloroso.

Attraverso le pratiche di Mindfulness si arriva proprio a questo obiettivo. Con la pazienza, la disciplina e la determinazione, si può trasformare la nostra relazione di coppia in un luogo di accoglienza, di scambio, di crescita e di amplificazione dell’amore, sanando tutte quelle parti che ci fanno soffrire, reagire, odiare, aggredire, difendersi ecc.

Dunque, è importante comprendere che la padronanza dell’amore di coppia si ottiene solo se ci diamo il permesso di guarire le nostre ferite e di compiere un processo alchemico di trasmutazione interiore della nostra personalità.

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