Ma tu lo sai che cos’è il Reiki? Parte I

Oggi sentiamo l’esigenza di rimettere mano su un articolo scritto molto tempo fa, soprattutto in virtù del fatto che la nostra scuola si occupa di formare operatori olistici specializzati nella mindfulness a cui viene trasmesso lo strumento prezioso del Reiki. Dunque, buona lettura.

Mi sento particolarmente ispirato nell’affrontare un argomento che, per quanto diffuso, lascia ancora dietro di sé alcune zone d’ombra e per questo ne vorrei schiarire gli orizzonti insieme.
Molti sanno che il Reiki consiste in un’antica pratica giapponese nata circa nel 1922 per intuizione di Mikao Usui, successivamente portata alla conoscenza più diffusa intorno agli anni 70′.
Una buona traduzione dell’ideogramma Reiki può essere “energia universale”. La traduzione non è letterale in quanto il kanji 霊 (rei) in questo contesto può significare “straordinario”, “spirituale” oppure “misterioso”, mentre il kanji 気 (ki) significa “energia”, per questo più comunemente il suo significato viene ricondotto semplicemente a “energia spirituale”.
Partendo dal presupposto che tutto ciò che siamo e che tutto ciò che esiste è composto di energia, possiamo affermare che noi stessi siamo energia vitale trasformata in materia. Oggi sappiamo, infatti, che ogni essere vivente, sia esso appartenente al regno vegetale, minerale, animale o umano, emana una sorta di “vibrazione energetica”, in questo modo è più facile intuire che possiamo essere veri e propri canali di energia che ci attraversa, la quale può entrare in risonanza o dissonanza con noi.

Nella pratica del Reiki quella che ci attraversa e che si mette a disposizione per gli altri è proprio quella energia spirituale a cui fa riferimento l’etimologia della parola Reiki. Essa viene richiamata da noi in un particolare e semplice stato di presenza e ci permette di diffondere quella stessa energia che potremmo anche definire Energia della Matrice, cioè dall’origine da cui tutto nasce. Come in tutte le religioni e culture antiche l’origine coincide con una forma di Amore più alto, per questo possiamo affermare che quando emaniamo Reiki stiamo in realtà trasmettendo amore incondizionato.
Oggigiorno questa è una pratica molto diffusa anche in Italia, tant’è che viene praticata anche nei presidi ospedalieri, ed è volta a migliorare le condizioni psico-fisiche delle persone, grazie all’energia che comunica con le nostre cellule.

L’operatore, cioè colui che adopera la tecnica su sé stesso o su un altro essere vivente, non crea nulla che già non sia presente all’interno della materia stessa. Egli si predispone come canale e, concentrandosi, può chiamare nelle sue mani l’energia vitale e spirituale lasciandola fluire laddove la persona ne ha più bisogno, riequilibrare gli organi del corpo a livello energetico.
E’ un tipo di pratica che viene effettuata tramite un trattamento che varia a seconda della necessità e a seconda dell’operatore.

Dopo questo primo approccio alle basi di questa disciplina, c’inoltriamo con le risposte alle domande più comuni.

Come faccio a sapere se la persona che mi sta facendo il trattamento non mi stia dando energia negativa?
L’energia che passa attraverso i nostri canali non è quella propria, come nel caso dell’energia del prana, che nella tradizione indiana corrisponde a una certa quantità di energia universale incarnata in un corpo nella materia. Potrebbe succedere che se l’operatore, ovvero il canale, non è allineato a una vibrazione alta (quella che in gergo spirituale si classifica come l’energia del cuore) il quantitativo dell’energia si abbassa notevolmente fino ad arrivare a dosi piuttosto scarse, ma nessuno mai riceverà energia “sporca”, proprio perché non attinge dalla propria riserva personale: l’operatore fa semplicemente da canale.

Cosa devo fare per sapere se l’operatore è davvero esperto?
Esistono più livelli di reiki fino ad arrivare al master, che ognuno di noi può accedere mediante corsi sparsi ormai in tutto il territorio. Questi corsi predispongono il nostro canale affinché si possa essere pronti a utilizzare a pieno la tecnica mediante l’emanazione di simboli della tradizione, anche se nel tempo sono stati confusi e modificati a seconda delle correnti di pensiero. Nella nostra scuola, per esempio, riportiamo tutto al simbolismo dell’Alchimia dei Quattro Elementi, così da essere il più vicino possibile alla creazione del tutto. Infatti le varie scuole possono trattare in modo diverso la metodologia, ma ciò che non deve mai mancare è la realizzazione della propria preghiera sacra (un piccolo mantra diverso per ognuno di noi a seconda dell’ispirazione in sede meditativa e che attesta un lavoro interiore di ricerca), nonché il rituale di preparazione per mettersi in vibrazione con l’energia del cuore. L’approccio diretto, ovvero le domande rivolte all’operatore, sono sicuramente la metodologia più efficace per sapere se l’operatore è davvero esperto. Inoltre sarà possibile chiedergli gli attestati conseguiti che egli non dovrebbe avere problemi nel mettere a disposizione.

Esistono controindicazioni su stati particolari per cui la tecnica è sconsigliata?
In linea generale no, a parte prestare particolare attenzione a impianti di by-pass cardiaci. In questi casi, infatti, l’operatore eviterà il passaggio delle proprie mani a livello del quarto chakra (argomento che tratteremo più avanti). Anche in casi di insulina da diabete, esami del sangue o donne in gravidanza occorre sapere come comportarsi, e questo viene spiegato perfettamente durante i corsi di formazione. È comunque chiaro che nessun operatore reiki ha la pretesa di guarire, tuttavia gli stati di malessere del corpo sono direttamente connessi con le energie che si muovono a livello sottile e grazie al trattamento si può creare una fluidità armonica che dona uno stato di benessere.

Il soggetto che si fa trattare deve spogliarsi?
Assolutamente no. L’energia Reiki non ha necessità di passare dal canale dell’operatore al soggetto mediante contatto “epidermico”. Le energie passano anche attraverso i vestiti quindi il soggetto che riceve il trattamento può distendersi, supino o prono, a seconda dell’esigenza, con indumenti per lui comodi.

Se io sono praticante cristiano o di qualsiasi altra religione, posso beneficiare del trattamento?
A meno che la religione del richiedente non vieti specificatamente di essere trattati con tale pratica, ogni individuo ne può beneficiarne. Il Reiki non è una religione ed è totalmente aconfessionale. Nessun operatore ti chiederà mai di entrare a far parte di una setta, gruppo religioso o altro, e se lo dovesse fare sappiate che esula completamente dall’insegnamento e la trasmissione tramite trattamenti di questa disciplina.

Se vi è venuta in mente qualche altra domanda scriveteci a info@sentierodellessere.org e vi risponderemo volentieri.
Concludo con 6 precetti che possono essere una guida pratica al Reiki:

Vivo il presente;
Mi apro all’Amore Incondizionato;
Resto in profondo ascolto;
Ammiro la perfezione di ogni cosa;
Lavoro incessantemente su di me;
Accolgo chi si trova di fronte a me.

 

Mi piacerebbe proseguire con alcuni dei miei racconti sui trattamenti che mi hanno fatto sperimentare contatti molto interessanti, ma sono costretto, per questioni di lunghezza dell’articolo, a rimandare alla prossima.

Continua nella seconda parte… buon reiki a tutti!

Luca Capozza