Essere o non Essere? Questo è il dilemma

La mente umana è ripetitiva, come un grande computer, e crea la realtà sulla base delle esperienze pregresse del passato, cioè su ciò che già le è conosciuto. Ciò che non conosce è come un pericolo per lei, che ci comunica attraverso il linguaggio della paura.

Chiaro è che i cambiamenti sono novità e si tingono di ignoto. E di fronte all’ignoto la nostra mente razionale ha paura. Di cadere nel vuoto, simbolicamente. Ma la voglia di volare verso i nostri sogni per incontrare il nostro Essere comporta cambiamenti, è inevitabile. Chi di voi non ha dovuto compiere cambiamenti importanti nella propria vita? E chi di voi non ha avvertito un timore più o meno grande nell’approcciarsi a questi cambiamenti? Se decidiamo di licenziarci, o di trasferirci, o di chiudere una relazione, o di iniziarne una nuova, o di andare via da casa dei genitori, compiamo un’importante modifica della nostra vita, e molti equilibri si dissolvono o si trasformano in qualcosa di differente. A qualche livello comunque raggiungiamo un piccolo traguardo in direzione dell’Essere autentico.

Noi siamo naturalmente spinti verso il cambiamento, perché operiamo affinché la nostra vita piano piano diventi un capolavoro. Se non ascoltiamo questa spinta naturale, entriamo in conflitto con noi stessi e rischiamo di vivere nella frustrazione mantenendo situazioni che non fluiscono più, e quindi resistendo al cambiamento. In questo modo diamo potere alla paura, che è la vera sfida da affrontare di fronte al salto nel vuoto. Situazioni del genere rischiano di protrarsi per molto tempo, risucchiando la nostra energia vitale e facendoci letteralmente appassire. Proprio perché andiamo contro natura, opponendoci alla spinta evolutiva verso la migliore versione di noi stessi.

La natura umana, che ci piaccia o no, è fatta di evoluzione verso il meglio e di cambiamenti, e in questo processo coesistono due stati d’animo apparentemente contrapposti: la voglia di volare in alto (Essere) e la paura di cadere in basso (non Essere), il desiderio di saltare nel vuoto e la paura di non trovare appigli e precipitare per sempre.

Dato che però siamo noi i veri padroni della nostra mente, possiamo renderci conto che questa paura è solo illusoria. Se la nostra zona di s-comfort ci trattiene nel malessere di situazioni che vogliamo cambiare, noi abbiamo il dovere verso noi stessi di riconoscere questa resistenza e di guardare oltre la paura. E per compiere i giusti passi dovremmo affidarci all’intuizione piuttosto che alla logica. Con fiducia e amore, possiamo imparare a riconoscere la paura e a prenderla per mano mentre passiamo comunque all’azione.

La paura possiamo dissolverla solo se la riconosciamo e poi passiamo all’azione verso la realizzazione di un cambiamento benefico per noi.

Riconoscere la paura significa restare presenti a noi stessi mentre la sentiamo nel corpo, osservandola amorevolmente senza giudizio e senza opposizione, utilizzando il nostro archetipo femminile: semplicemente accoglienza e gentilezza. Nel momento in cui la nostra consapevolezza ingloba anche l’emozione della paura, il nostro archetipo maschile può esserci utile per passare all’azione e trasformare il desiderio di cambiamento in realtà da vivere.

Con questa pratica possiamo davvero fortificare la fiducia in noi stessi, nel nostro intuito e nel sostegno dell’Universo, diventando via via più forti e coraggiosi.

 

La Creatura coraggiosa non è colei che non ha paura

bensì quella che ha paura ma comunque agisce.

 

Parola di Annalisa

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