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Alter Lux – La spinta verso l’Infinito

Capitolo II

Dimensioni parallele: una questione di percezione

 “Portate l’attenzione al vostro respiro…” disse Annalisa, molto pacatamente ma con grande centratura su se stessa. Nelle meditazioni è fondamentale, come primo passo, orientare la propria attenzione vigile verso l’interno di noi, partendo proprio dalla nostra àncora: il respiro.

Come dice Thic Nhat Hanh, il famoso monaco Zen, maestro, attivista per la pace e poeta e che ha scritto parecchi libri sulla presenza: “ Il respiro è il ponte che collega la vita alla coscienza, che unisce il corpo ai nostri pensieri.
Ogni volta che la vostra mente si disperde, utilizzate il respiro come mezzo per prendere di nuovo in mano la vostra mente”.

E così Annalisa proseguì…

“Fate in modo che il vostro respiro possa permeare ogni parte del vostro corpo e rilassate ogni muscolo, lasciate andare ogni tensione e connettetevi con il vostro Sé…”

É bastato pronunciare quella parolina tanto “breve” quanto potente che immediatamente sono entrato in uno spazio di profonda connessione con il vuoto interiore, cioè quella parte di “ascolto dello spazio liberato dai pensieri” che è sempre il preludio di qualcosa di magico che avviene da lì a poco. É il momento esatto in cui inizi a distanziarti da ciò che c’è, nella materia, intorno a te.

E fu così che in un istante non mi trovavo più insieme ai miei compagni di viaggio ma ero in una stanza che non era quella in cui mi trovavo nella materia, ed ero in compagnia di alcuni miei parenti, ,quelli che hanno trapassato questa esistenza e che, ormai, non condividono più i nostri giorni terreni.

É stato toccante ed emozionante, oltre che inaspettato: nessuno diceva niente, ma tutti mostravano sul volto, fresco e luminoso, un sorriso sereno e uno sguardo colmo di rassicurazione… c’erano i miei nonni, Salvatore e Francesco, e in particolare le mie nonne da entrambi i miei genitori, Maria e la tanto amata Anastasia.

Poi c’era anche la mia carissima zia Palma, andata via troppo precocemente quando fui ragazzino,una donna dalle grandi risate e dal contagioso buon umore, e lo zio dal legame speciale, zio Vittorio, con cui ho vissuto intensamente tutto il percorso della sua morte avvenuto una settimana dopo il mio diciottesimo compleanno. In quel periodo la mia attività extrasensoriale era particolarmete all’attivo così ho preceduto il giorno della sua morte sognando l’avvenimento prima che avvenisse, e in seguito ho ricevuto un’infinità di messaggi dopo la terribile tragedia… ma di questi avvenimenti avrò modo di approfondirli in altri capitoli poichè molti hanno davvero dell’incredibile, non che quanto vi sto raccontando, ora, sia così ordinario.

Ero attorniato dall’Amore, quello che più fortemente vibrava all’unisono con il mio Cuore, lo sentivo forte, ed è bastato un loro piccolo gesto che mi ha permesso di catapultarmi, immediatamente, in un’altra dimensione. Erano tutti presenti per farmi sentire una vicinanza di approvazione, di incoraggiamento, di bene incondizionato. In effetti, quando si hanno contatti con i “trapassati”, a meno che non ci siano ancora travagli irrisolti con le vite che hanno incarnato sulle Terra, il sentire va oltre ogni percezione razionale e non è fatta di parole e frasi di un linguaggio comune, piuttosto di una percezione “silenziosa” che passa attraverso i nostri sensi.

Dunque mi sono visto accompagnare, con tutte le loro braccia, dal basso verso l’alto sentendo molto bene il contatto con le loro mani che, dalle mie gambe e dai glutei, mi spingevano, dolcemente, verso il cielo, un cielo notturno, un cielo immerso e compenetrato di un’infinità stelle.

Ho fatto un respiro sospeso nel tempo, come una preparazione fisica a un lancio nel vuoto, e nel giro di pochissimi istanti mi sono ritrovato dentro una sorta di oblò di vetro all’interno di una, credo, navicella spaziale…

Non capivo esattamente dove mi trovassi, ma sentivo di essere tranquillo e in perfetta risonanza con ciò che stavo per vivere. Lo spazio dentro al quale mi trovavo era sferico e avevo l’impressione di essere dentro una sorta di spazio presaturizzato. Mentre, da sotto, e molto lentamente, mi posizionavo al suo perfetto centro, potevo intanto osservare da chi fosse abitato l’abitacolo, accorgendomi che non era affatto disabitato, anzi.

Erano in tanti, ogni figura in una diversa posizione dei punti di comando presenti nella navicella. Ho visto poche volte gli episodi di Star Trek, l’originale telefilm degli anni ’80 da cui hanno poi tratto i diversi film per il grande schermo, poiché non ne sono mai stato un grande appassionato.

In effetti la fantascienza non mi ha mai attiratoparticolarmente; come argomento non è mai stato una mia passione, tuttavia credo proprio che il posto dentro al quale mi trovassi potesse essere molto simile alle navicelle di quel telefilm, che io ricordi.

Chi erano? Cosa stavano facendo? Perchè mi trovavo lì e, soprattutto, che scopo aveva quella “cabina presaturizzata” dentro alla quale mi ritrovavo?

Non lo sapevo ancora, ma una cosa era certa, anche se molto difficile da spiegare a me stesso e agli altri: erano la mia famiglia, esseri che conoscevo molto bene e che mi stavano dando, telepaticamente, il benvenuto: “Ben tornato a casa!” dissero…

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