La psicobiologia delle emozioni: il metodo terapeutico per eccellenza

Rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto per un percorso terapeutico è spesso fondamentale per velocizzare il lavoro su di Sé. La terapia riguarda aspetti profondi contenuti nell’inconscio che spesso è molto difficile far emergere da soli: ferite, memorie traumatiche, emozioni represse, condizionamenti limitanti.

La liberazione di queste forze, rimaste prigioniere nell’inconscio, permette di togliere potere ai copioni comportamentali, ai meccanismi automatici con cui interagiamo con il mondo esterno, e per questo rende possibile coltivare la consapevolezza di Sé in modo più autentico e libero.


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La funzione della terapia

Esistono moltissime forme di terapia, da quelle più conosciute come le classiche psicoterapie a orientamento analitico o cognitivo-comportamentale, a quelle di tipo olistico come il Reiki, la biorisonanza, la PNL ecc. 


Ma oggi le neuroscienze ci offrono una visione innovativa della terapia, come mai fino ad ora era successo; il mondo scientifico si sta allineando su un tema di fondamentale importanza che rivoluziona l’approccio terapeutico: la sofferenza umana proviene dalla ripetizione di copioni adattivi imparati nell’infanzia per poter sopravvivere nel sistema di origine; ogni bambino, fin dalla nascita, deve necessariamente adeguarsi ai modelli affettivi ed educativi della famiglia, e di fatto “subisce” il tipo di attaccamento con le figure genitoriali. 


Se è uno stile di attaccamento sano, che permette al piccolo di sentirsi accolto, accudito, sintonizzato, connesso e amato incondizionatamente, avremo un adulto cresciuto che saprà mantenere un buon contatto con la sua essenza, avrà un’ottima energia vitale, un sistema nervoso ben regolato, una grande capacità di sentirsi e sentire le proprie emozioni, dunque sarà una persona in grado di avere relazioni soddisfacenti, di raggiungere obiettivi professionali, di muoversi nel mondo in contatto con il proprio potenziale, esprimendolo liberamente e mettendolo al servizio degli altri. 


Se lo stile di attaccamento invece non è ottimale (e questo avviene per infinite ragioni: conflitti familiari, problemi economici, malattie, lutti, genitori a loro volta traumatizzati nella loro infanzia ecc.), il piccolo inevitabilmente avrà delle conseguenze in termini di riduzione della sua forza vitale, di maggior difficoltà a percepire se stesso e le sue emozioni, di un sistema nervoso non regolato, dunque sarà un adulto che si muoverà nel mondo attraverso copioni comportamentali, anziché attraverso il suo essere profondo. La personalità risentirà di alcune disfunzioni che si sono generate nell’infanzia per poter sopravvivere e adattarsi all’ambiente. Il piccolo è costretto a reprimere le proprie emozioni di dolore (per non sentirsi del tutto accolto nei suoi bisogni) e di rabbia (per i comportamenti disfunzionali delle figure di attaccamento), e tende a prendersi la colpa di qualsiasi debolezza o incapacità dei genitori.


Quando un adulto viene in terapia, c’è una parte profonda che spinge verso la guarigione di alcuni aspetti della personalità, ma c’è anche una parte che entra nelle resistenze e nelle difese nei confronti del cambiamento. La principale difficoltà delle persone, in terapia, è quella di permettersi di sentire le emozioni. Le difese servono per non entrare in contatto con l’intensità di emozioni primarie come la rabbia e la tristezza relative a un vissuto infantile intriso di disagi. 


La liberazione emotiva delle memorie traumatiche

Ogni adulto porta dentro di sé le memorie cellulari di quel piccolo che era un tempo, le memorie dei giudizi, degli abusi, delle umiliazioni, delle costrizioni ecc.


Ma la vera svolta non avviene grazie alla mente logica e cognitiva, non basta sapere i fatti accaduti o avere ricordi mentali per poter riparare questi vissuti. Nell’adulto le memorie dei traumi dell’attaccamento stanno nel corpo e nelle dimensioni inconsce profonde, e questo significa che, per poter riparare queste memorie, la terapia non può essere solo verbale e cognitiva, ma deve necessariamente prevede un’esperienza emotiva da vivere nel corpo, nel qui e ora insieme al terapeuta.


La psicobiologia delle emozioni permette di andare oltre le difese e le resistenze, in modo da accompagnare le persone più in profondità, nelle parti inconsce che conservano delle riserve di emozioni represse nella prima infanzia, al fine di liberarle, per riconnettersi alla propria energia vitale, al proprio sentire, alla coscienza più allargata dell’autenticità.


La terapia del futuro, che esiste già adesso ma che è ancora troppo poco diffusa, prevede la possibilità di integrare il piccolo dentro di sé, attraverso la liberazione di emozioni represse, soprattutto di dolore e di rabbia, fino ad aprire il cuore alla compassione più profonda, che permette di vedere chi siamo veramente, di ri-conoscerci e di ritrovarci in una nuova integrità.

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