Il viaggio come metafora della vita

La spinta a ricercare la risposta al senso della vita, a esplorare le dinamiche del multiverso, a scoprire la Verità ultima sulla natura umana, è insita nella nostra evoluzione, ci permea nelle cellule, fa parte del nostro DNA.

E’ questa spinta che ha guidato Cristoforo Colombo, Marco Polo, Galileo Galilei, Giordano Bruno e molti altri verso nuovi territori e verso nuove verità interiori.

Paracelso, il padre dell’alchimia spagirica, diceva “come sopra così sotto”, intendendo che le leggi che regolano il grande universo sono le stesse che regolano il piccolo atomo.

E infatti il viaggio all’esterno è un simbolo del viaggio interiore.
Scegliamo di partire alla scoperta di un nuovo luogo per conoscere un po’ di più noi stessi e la nostra interiorità. Intraprendiamo un viaggio nel mondo per compiere di fatto un’esplorazione nelle profondità dell’Essere.

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La scelta del viaggio (viaggio evolutivo Vs vacanza)

Da un punto di vista interiore, quindi di consapevolezza, la scelta del
viaggio può avvenire da spazi di coscienza differenti:

  • Una parte di umanità, ancora addormentata nella totale identificazione con la personalità, ricerca l’evasione dalla routine, vive il periodo di ferie annuale come un momento di fuga dai carichi di lavoro e di sfogo del bisogno di “staccare la spina”; queste persone lavorano tutto l’anno aspettando in gloria le due/tre settimane estive per potersi godere un po’ di tempo insieme alla famiglia o agli amici, dimenticando momentaneamente la prigione che si sono costruiti nella vita. In questo caso, parliamo di “vacanza”, ossia di un periodo in cui il senso del dovere è “vacante”, cioè assente. Questo tipo di esperienza viene però vissuta in modo meccanico dalla personalità, ossia vengono soddisfatti soprattutto i bisogni “terreni”: si dorme un po’ di più, si mangia al ristorante, si beve fino a notte fonda oppure si ammirano i monumenti di una città, dallo spazio della personalità, attraverso i suoi meccanismi automatici e condizionati.
  • Le persone che hanno sviluppato un certo grado di presenza e quindi di consapevolezza del proprio vero Sé, di solito sono in grado di percepire bisogni più profondi, sanno ascoltare la voce dell’Anima; dunque si relazionano al viaggio da un punto di vista evolutivo, ossia sentono il richiamo verso esperienze simboliche di trasformazione. Per loro il viaggio non è un’evasione, una fuga, uno sfogo, bensì un’esperienza di crescita interiore; è un simbolo del viaggio che intraprendono ogni giorno al loro interno, alla ricerca di chi sono veramente.

Il vero viaggio simbolico in realtà appartiene alla seconda categoria
di persone.

Scegliere una destinazione sconosciuta, selezionare ciò che davvero serve da portare con sé, stabilire un itinerario sapendo che potrà cambiare in ogni istante, spostarsi fisicamente dalla propria zona di comfort, da ciò che già è conosciuto, e lanciarsi alla scoperta di luoghi, persone, profumi, cibi, paesaggi nuovi, sono tutte caratteristiche
simboliche, che rendono il viaggio un’esperienza evolutiva. E’ come la fiaba di Cappuccetto Rosso: del tutto impreparata, si avventura nel bosco da sola, senza sapere cosa la aspetterà, e quando tornerà indietro alla fine dell’esperienza, non sarà più la stessa di prima.

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I benefici evolutivi del viaggio

Il vero viaggio arricchisce l’Anima, per vari motivi:

  • Viene scelto non per un bisogno di evasione ma per un desiderio di
    evoluzione;
  • Dona la grande opportunità di vivere fuori dal conosciuto, attivando così risorse nuove;
  • Permette di osservare i meccanismi della personalità in quanto prevede di mettersi in gioco con le novità;
  • Dona la possibilità di aumentare la conoscenza, e quindi la consapevolezza;
  • Ci costringe a essere più presenti per gestire l’ignoto;
  • Ci conduce verso la capacità di discernimento;
  • Accende emozioni profonde, sentimenti del Cuore (gratitudine, meraviglia, gioia).

Scegliere un viaggio è dunque un’opera dell’Essere profondo solo se noi permettiamo alla nostra consapevolezza di guidarci all’interno di noi. Esplorare l’esterno è un riflesso della ricerca interiore.
Coltivare il senso del bello e imparare a riconoscere la bellezza del mondo rappresentano una grande conquista per chi fa un lavoro di risveglio, in quanto è l’Anima che sa riconoscere questa bellezza.
Aprire l’occhio del Cuore serve a lasciar andare il giudizio e la resistenza verso ciò che è.

Dunque l’augurio che facciamo a tutti i nostri lettori per questa estate, è proprio quello di poter scegliere un viaggio di questo tipo, un viaggio che trasforma, che permette di non essere uguali a quando siamo partiti, che resta impresso nella memoria come qualcosa di
iniziatico, che in qualche modo resta comunque un mistero profondo, insito nella natura umana.