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Come avviare una guarigione spirituale: le 4 qualità del cuore

Il termine guarigione spesso viene spiegato come un processo di ritorno allo stato di salute di un organismo squilibrato, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Personalmente, invece, mi piace pensare ad essa come a un processo di passaggio da uno stato non armonico a quello armonico, che prevede non tanto un ritorno a uno stato precedente, piuttosto a un nuovo stato di trasformazione.

Proprio perché ha affrontato un meccanismo evolutivo, infatti, incontrando una resistenza o un collasso del campo energetico, si ritrova, poi, con qualcosa in più e non come era prima, esattamente come succede, emotivamente, a ognuno di noi dopo esserci imbattuti in situazioni difficili da superare.

Oggi ti spieghiamo come avviare una guarigione spirituale attraverso le 4 qualitá del cuore.

Iniziamo a fare ordine sui termini, cosa significa spirituale?

Guarigione spirituale

Ormai è piuttosto diffuso il termine spirituale, ma cosa comunica, davvero, il suo termine?

Dal latino spirĭtus, il termine spirito richiama il soffio, il respiro vitale, e questo è uno straordinario concetto. Il nostro corpo, infatti, respira e proprio il respiro attiva, dentro di noi, quei processi biochimici che portano al nutrimento delle nostre cellule. Tuttavia esiste una fonte di energia costante che rende possibile tutto ciò; per questo si parla di spirito, ovvero di quell’alito di vento che muove la vita e che ci richiama alla nostra essenza, alla nostra unione con l’Universo, con Dio e tutti gli elementi della Madre Terra.

Lo spirito è il mediatore della “terra con il cielo”, cioè unisce il corpo e l’anima quando siamo vivi, ed è proprio lì che possiamo affermare, con certezza, che noi Siamo.

guarigione spirituale

Ecco che, allora, la guarigione spirituale assume un concetto quanto mai importante che si definisce armonia del campo energetico dentro al nostro corpo, ed esso stesso ha esigenze precise che hanno necessità di essere protette e alimentate.

Ma come possiamo divenire guaritori spirituali?

Come essere un guaritore spirituale

Ci possono essere molti modi per poter essere un guaritore spirituale, ma uno tra tutti, universalmente riconosciuto, è la connessione con il nostro cuore.

L’organo del cardio, che si trova esattamente posizionato nel quarto chakra, ha un campo elettromagnetico in ampiezza 60 volte più grande di quello del cervello, dunque immaginate quanto sia potente. Esso è, infatti, strettamente legato al nostro spirito in quanto diviene una porta di accesso, o di chiusura, al linguaggio dell’Universo: l’Amore.

Non possiamo pensare a noi stessi come guaritori spirituali senza questo concetto fondamentale: l’amore vibra armonicamente e ha il potere di guarire qualsiasi dissonanza.

Albert Einstein diceva che in ogni individuo esiste un piccolo ma potente generatore d’amore la cui energia spetta solo di essere rilasciata, aggiungendo che quando impariamo a dare e ricevere questa energia universale, vediamo come “l’amore vince tutto, trascendendo tutto e può tutto in quanto l’amore è la quintessenza della vita”.

Ecco, quindi, che possiamo riassumere con il seguente concetto: il guaritore spirituale è colui che non solo riconosce se stesso in quanto energia universale, ma che alimenta, con l’amore, ogni suo pensiero, ogni sua azione, ogni sua emozione.

Del resto sento la necessità di ricordare un concetto fondamentale: per l’Universo non importa quale azione voi possiate compiere, ma solo l’energia che ci mettete (anche detta intenzione), ma questo è un altro argomento, dunque scrivetemi le vostre richieste di approfondimento.

E allora come possiamo mantenere costante la connessione con il nostro cuore?

Le 4 qualità del cuore

Arrivati a questo punto non potevo non citare uno tra i libri più dettagliati in merito di qualità del cuore: “ I quattro accordi” di Don Miguel Ruiz.

E proprio di questi vi voglio parlare oggi.

Essere guaritori spirituali significa seguire l’amore con naturale costanza.

A tal proposito ricordo che fare qualcosa per senso di dovere o fare qualcosa perché, dopo averne fatta esperienza, entra in perfetta risonanza con noi, fa una profonda differenza.

E allora ecco le 4 qualità del cuore:

  1. Sii impeccabile con la parola – spesso diamo per scontato che la parola possa uscire, da noi, anche senza troppo controllo, cosa che non succede, a prescindere, se si pratica regolarmente la mindfulness. Ma ogni termine che utilizziamo nel dialogo con gli altri o con noi stessi, come ogni simbolo usato, e a questo faccio un piccolo richiamo ai tatuaggi che vanno molto di moda o alle scritte che decidiamo di portare sulle magliette, hanno un impatto energetico molto potente. Attraverso la parola, infatti, possiamo benedire o maledire, amare o odiare, dunque il concetto arriva intuitivamente subito al mittente: essere impeccabili con la parola significa attingere alla purezza del cuore, in linea perfetta con la purificazione da ogni “sporcatura” del nostro campo.
  • Non prendere nulla in modo personale – ci sentiamo sempre protagonisti dell’intero Universo e spesso perdiamo energia nel tormentarci, o arrabbiarci, per qualcosa che succede fuori di noi e che sentiamo profondamente attaccare noi stessi. Indubbio è che in ognuno di noi, come in ognuna delle cose che accadono intorno a noi, esiste uno specchio che riflette gli irrisolti del nostro inconscio, ma proprio perchè ognuno di noi è uno specchio dell’altro, è fondamentale lasciare a ognuno, e a ogni cosa, il suo peso senza metterci in mezzo, egoisticamente, pensando di essere responsabili per ogni cosa. Io, io, sempre io! Questo accordo, citato da Don Miguel, attinge alla virtù della resilienza.
  • Non supporre nulla – noi abbiamo sempre la verità in tasca e, ancora prima che gli altri finiscano di parlare, abbiamo già capito tutto e ci sentiamo pronti a entrare in reazione. Mi spiace deludervi ma non è così. Il supporre, come rivela la pratica della mindfulness, è solo un rimuginio della nostra mente che serve al nostro spirito per sprecare energia preziosissima. Vivere ogni cosa e ogni situazione come se non la si conoscesse emette delle frequenze di altissima vibrazione, al contrario del marchiare, con la nostra mente, preconcetti che molto probabilmente risiedono nella nostra programmazione mentale. Ed ecco che la terza qualità del cuore risulta essere l’accoglienza.
  • Fai sempre del tuo meglio –  che significa né di più e né di meno, semplicemente il tuo meglio. E il tuo meglio può cambiare ogni volta, ma in rispetto sempre delle tue possibilità, tant’è che fare di più di quanto possiamo ci mette in tensione portandoci a perdere energia, mentre fare di meno di quanto possiamo porta a sentirci insoddisfatti, e il risultato risulta essere lo stesso, ovvero dispersione di energia. Fare il nostro meglio significa essere connessi con noi stessi e ascoltare il nostro cuore, per questo la quarta qualità è, indubbiamente, il coraggio.
guarigione spirituale

Come avviare una pratica quotidiana di guarigione spirituale

Arrivati a questo punto, quale pensate possa essere il mio suggerimento per avviare una buona pratica quotidiana di guarigione spirituale? 🙂

Purezza, resilienza, accoglienza e coraggio. Mettere in atto, attraverso le quattro modalità sopra elencate, queste preziose qualità del cuore modifica all’istante la nostra vita e ci permette di riprogrammare dati stantii immessi nel nostro programma di “educastrazione”, ma per poterlo fare, indubbiamente, occorre uno strumento altrettanto puro, resiliente, accogliente e coraggioso, in una parola sola Mindfulness.

Osservate, senza giudizio, come vi muovete nel mondo e, ora che sapete quali punti importanti raggiungere, fate esperienza di questo nuovo modo di vivere, ridando a voi l’autenticità che meritate, e alla vostra anima l’energia che le necessita.

Ricordo ancora che il nostro pensiero può giocare un ruolo molto importante, sia come motivatore che demotivatore; è per questo che per essere grandi guaritori spirituali occorre, prima di tutto, saper direzionare la nostra mente… ma a questo punto della nostra rassegna di articoli, che ve lo dico a fare? 🙂

Namastè, Luca Capozza.

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