Coaching e Counseling a confronto: come orientarsi nella scelta di un percorso di consapevolezza

Esistono, tra le varie professioni nella relazione d’aiuto, due figure che nel tempo hanno acquisito sempre più importanza ed efficacia, ed entrambe derivano da correnti di ricerca americane: sto parlando del Counseling e del Coaching.

In relazione alla nostra scuola dell’Essere, che forma entrambe le tipologie di professioni, ci viene chiesto quali sono i tratti distintivi di entrambe. Allora ho pensato di scrivere un articolo sviluppato in due parti, così da chiarire anche la differenza da un punto di vista del cliente o paziente, sia dal punto di vista del corsista per una professione futura.

 

Esiste una correlazione tra le due figure professionali? Possono essere interscambiabili? Una è meglio di un’altra? Cercherò di rispondere a tutte queste curiosità chiarendo il focus di entrambe.

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Counseling e la liberazione dell’energia vitale

Intorno alla metà degli anni 50′, uno psicologo statunitense: Carl Rogers, pose l’accento sull’esigenza di allargare la visione del campo di osservazione che, a quel tempo, utilizzava solo la psicologia classica. I protocolli ufficiali della psicologia valutavano principalmente i processi della mente, limitandone la visione terapeutica. Rogers sentiva un richiamo verso l’espansione del campo di azione, un po’ come avvenne per la medicina omeopatica rispetto a quella allopatica. L’essere umano è un insieme di processi e di sfumature individuali che non possono essere ricondotte a un’unica classificazione uguale per tutti e, anzi, è responsabilità del paziente prendersi cura di sé aumentando la propria consapevolezza verso i propri meccanismi. Ed ecco che nacque la figura del Counseling. Carl Rogers diceva: “… se una persona si trova in difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirle cosa fare, quanto piuttosto quello di aiutarla a comprendere la situazione e a gestire il problema assumendo da sola e pienamente la responsabilità delle scelte individuali”.

Da quanto riportato, cogliamo già una grande differenza con la psicoterapia classica che invece vede negli eventi esterni e negli atteggiamenti degli altri, soprattutto delle figure di riferimento, la causa di malesseri su cui andare a lavorare. E questo è figlio di una lunga indagine di studi sull’influenza del contesto esterno sull’uomo, risultato di risposta tra stimolo e comportamento.

Il Counselor, invece, si pone tutt’ora come collegamento tra noi e il nostro potere personale. Se è anche un Counselor dell’Essere, formato nella nostra Scuola, aiuta a liberare l’energia sottratta da emozioni represse in tempi in cui non potevamo fare diversamente, ripristinando in noi quella sensazione di libertà e di orizzonti possibili, facendoci assumere la piena responsabilità del nostro destino.

 

La risorsa principale che un Counselor deve avere è quella predominante nell’archetipo femminile, cioè la capacità di accogliere, di essere empatici, di prendersi cura dell’altro. E che sia chiaro che questo non ha nulla a che fare con il genere, infatti esistono molti counselor uomini nel registro professionale dedicato, che perfettamente incarnano l’archetipo femminile dello stare insieme al paziente.

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Il Coach e l’accompagnamento verso il successo

Per comprendere meglio cosa sia la figura del Coach dobbiamo chiarire il significato letterale del termine.

Nel XV secolo il termine “coach” indicava la carrozza la cui funzione era quella del trasporto. Nel XIX secolo, proseguendo verso il significato di qualcosa che ti porta verso una direzione desiderata, il termine venne usato per indicare i tutor universitari inglesi che avevano il compito di accompagnare gli allievi verso la conclusione ottimale degli studi.

Allora come possiamo oggi collocare questa figura nell’ambito della relazione d’aiuto? Se per il Counseling abbiamo parlato di archetipo femminile, in questo caso parliamo di archetipo maschile: il fare, l’azione, la scelta, il discernimento. Anche in questo caso non ci si riferisce assolutamente al genere, infatti esistono diversi Coach donne inserite nel registro professionale a questa categoria dedicata. Per questo possiamo, dunque, distinguere la figura, rispetto a quella del Counselor, come quel terapeuta che ti accompagna verso il raggiungimento dei tuoi obiettivi indicandoti la strada più ottimale per te, sia il tuo obiettivo di tipo professionale, sportivo, interiore o altro.

 

E se parliamo di Coach dell’Essere, allora troviamo un professionista specializzato nella riprogrammazione del subconscio che ha una particolare attenzione all’intelligenza emotiva, motore di quasi tutti i copioni adattivi che ci impediscono di realizzarci.

Quale figura è meglio: un Counselor o un Coach?

Nella seconda parte di questo articolo ci sarà un test specifico alla scoperta di quale figura sia più affine a te.

Voglio sottolineare che nessuna delle due figure è meglio di un’altra, semplicemente si orientano verso due direzioni diverse.

Come abbiamo visto, se da una parte si aiuta l’assistito a riappropriarsi del proprio potere personale sciogliendo e liberando le energie cristallizzate nell’inconscio, dall’altra parte si orienta verso il compimento della propria realizzazione aiutandolo a intraprendere il migliore percorso possibile al fine di raggiungere lo scopo.

Le due figure professionali infatti sono perfettamente complementari.

La nostra Scuola si orienta proprio verso questa direzione: creare coppie di terapeuti, proprio come siamo io e Annalisa, al fine di poter sopperire a tutte le necessità di una persona che necessita di aiuto per sbloccare le situazioni della sua vita. Questa coppia di terapeuti può lavorare con lo stesso assistito individualmente oppure contemporaneamente, soprattutto per un lavoro specifico sulla psicobiologia delle emozioni, così da accorciare i tempi di sblocco, in modo da evitare una dipendenza terapeutica con l’assistito.

 

[Continua nella seconda parte]

 

Luca Capozza

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