Lo psicologo statunitense Joy Paul Guilford, nato verso la fine dell’800, ci ha lasciato un importante teoria sulla funzionalità del nostro pensiero individuando due tipologie di manifestazione di esso: il Pensiero Convergente e il Pensiero Divergente.
Negli articoli precedenti abbiamo già parlato della differenza tra emisfero destro creativo del nostro cervello e l’emisfero sinistro logico razionale, quindi, in questo articolo, mi piacerebbe portare all’attenzione come possiamo sviluppare, al meglio, la nostra creatività tenendo presente che, a ogni età, seppur con un’intensità differente, la plasticità del nostro cervello ci permette di costruire nuovi assetti e nuovi percorsi, riconducibili, appunto, alle nuove idee, alle nuove consapevolezze, alle nuove intuizioni.
Sappiamo che la Mindfulness si posiziona proprio all’interno dei processi della mente dando la possibilità di creare spazio tra noi e i nostri pensieri condizionati e condizionanti, ma come possiamo esprimere al massimo il nostro potere creativo, fondamentale per vivere una vita a colori piuttosto che solo in bianco e nero?
Vi propongo una piccola suggestione e poi ci concentreremo su come fare, nella pratica, gli esercizi per sviluppare il Pensiero Divergente…
La stanza dalla porta chiusa
Immaginiamo di trovarci in una stanza con una porta dalla serratura chiusa. Non esistono altre vie di uscita se non quella porta che, in qualche modo, va aperta. Ci giriamo intorno e dobbiamo trovare una chiave, ma vediamo, sopra un’unica mensola, una piccola clessidra, una grande candela e un quadro. Nulla… dunque ci giriamo ancora intorno ma non troviamo null’altro… cerchiamo nuovamente di aprire la porta più e più volte, ma niente, è chiusa. Ci serve una chiave, ma la chiave dov’è? Mentre, via via, sale in noi un certo senso di disagio e smarrimento, ci sediamo per terra con quella sensazione di rinuncia, sconfortati dalla vana ricerca. Eppure, proprio mentre lasciamo ogni speranza, qualcosa cattura il nostro occhio e vediamo, all’altezza della serratura nella direzione in cui, ora, ci ritroviamo, una forma particolare della serratura stessa, ovvero quella di una sorta di “8”, che forse si debba cercare non una chiave classica ma qualcosa di differente? Quale, tra i tre oggetti sulla mensola, più ci si avvicina a quello della forma di un numero otto?
Esattamente la piccola clessidra che, andando a riguardare, nel centro ha un piccolo gancio, utile per permetterci di fare leva per girarla nella serratura. E così facciamo, e così riusciamo a uscire dalla stanza.
Quale potrebbe essere il pensiero convergente usato e quale, quello divergente? Ora, finalmente, possiamo svelarlo.
Il pensiero Convergente
La nostra mente, meccanica e formattata secondo schemi acquisiti, tende a muoversi tra le informazioni che conosce, condizionando il nostro modo di vedere la vita. Infatti, se in alcuni casi riportare il pensiero automatico a ciò che già conosciamo ci permette di risparmiare tempo ed energia, in altri casi rischia di limitarci, proprio come nel caso della ricerca della chiave che, immediatamente, ha fatto si che nella nostra mente si formasse un’immagine scontata e conosciuta, senza darci il tempo di osservare con attenzione quello che si è rivelato, poi, un “fuori programma”.
Tutto questo si delinea come il Pensiero Convergente, ovvero quel pensiero logico e lineare, che cerca ciò che già conosce dando per scontato quello che sta cercando; ed ecco perché, a volte, succede di cercare un oggetto e non trovarlo pur avendolo sotto gli occhi, perché basta solo che questo oggetto possa ritrovarsi in una posizione non contemplata dal nostro pensiero che non viene individuata dalla nostra mente logico razionale.
Il Pensiero Divergente
Cosa sarebbe capitato se noi, invece di cercare l’ovvio, ci fossimo dati il tempo di osservare, con attenzione e presenza, ogni particolare della serratura? Prenderci il tempo per vivere l’esperienza, un po’ come ci invita a fare il pilastro della “Mente del Principiante”, come qualcosa che potrebbe non essere come ciò che conosciamo, mette noi nella condizione di aprire la mente al nuovo, cercando nuove strade e creando originali modi di trovare soluzioni possibili. Questo si definisce con il concetto di Pensiero Divergente, ovvero quel pensiero creativo che si muove attraverso nuove vie, nuovi percorsi ancora non esplorati, pur essi possano sembrare, agli occhi della razionalità, come del tutto irrazionali. E questa parte la possiamo individuare nella parte del cervello analogico-intuitiva.
Tuttavia è bene sottolineare quanto non esista una separazione così netta tra gli emisferi del nostro cervello poiché i processi mentali sono molto complessi e intersecati tra di loro. Certo possiamo dire di avere, come ricordato all’inizio dell’articolo, due emisferi caratterizzati dai due tipi di funzionalità, ma il gioco vero è sempre il processo d’insieme poiché uno non lavora esclusivamente mentre l’altro rimane in stand-by
Il potere della Mindfulness
Rallentare e creare spazio ci permette di disidentificarsi da ciò che crediamo di sapere sviluppando, sempre più, quel lato originale e creativo di noi che ci aiuta a vivere un’esistenza a colori, più nutriente e ricca di nuovi stimoli.
La pratica della Mindfulness innesca una serie di cambiamenti salutari nel cervello che riorganizza le reti neurali (percorsi dei neuroni che comunicano tra loro) già dopo poche settimane di sperimentazione. Le nuove sequenze, esperite con la pratica, mettono in atto nuovi stati mentali ed è importante tenere presente che senza quei nuovi percorsi il nostro cervello rischia di rimanere imbrigliato nelle vecchie forme conosciute, rallentando il nostro processo di crescita personale.
Dunque non resistiamo al nuovo e, anzi, apriamoci con un senso di possibilità: questo è il punto di partenza per sviluppare un buon Pensiero Divergente.