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Paura delle emozioni: cosa fare + 3 step per liberarsene

come liberarsi dalla paura delle emozioni

Il mondo emotivo dell’essere umano è spesso un grande territorio sconosciuto, in cui ci muoviamo un po’ impacciati e guardinghi. La maggior parte delle persone ha paura delle emozioni, come se fossero qualcosa di pericoloso, che in qualche modo “può far male”.

In questo modo però viviamo solo una parte delle esperienze, solo una parte della vita: come se ci privassimo di una dimensione importante che comunque ci appartiene.

Paura di lasciarsi andare alle emozioni

paura delle emozioni

In tutti questi anni di lavoro come Counselor, ho lavorato con decine di pazienti, e ho potuto riconoscere un tratto comune alla maggior parte delle persone: la paura di lasciarsi andare alle emozioni.

Innanzitutto, cosa significa lasciarsi andare alle emozioni?

Nel nostro immaginario, crediamo che lasciarsi andare significhi agire le emozioni senza freni né limiti: se mi lascio andare alla rabbia, spacco tutto; se mi lascio andare alla gioia, poi resto fregato, se mi lascio andare all’entusiasmo, chissà cosa pensano gli altri, e così via. Come se le emozioni fossero forze che si impossessano di noi e ci fanno agire in maniera eclatante, magari imbarazzante o non accettabile socialmente.

Nella realtà dei fatti, lasciarsi andare alle emozioni significa principalmente imparare a SENTIRE le emozioni nel corpo, come vibrazioni energetiche che si manifestano dentro di noi, e che non arrivano dall’esterno. Questo concetto è ben più profondo e contiene una sfumatura di fondamentale importanza: nella maggior parte dei casi, noi non sentiamo le emozioni, non le riconosciamo, non le osserviamo, in quanto la nostra attenzione viene catturata dall’interpretazione mentale delle emozioni stesse.

Ecco perché le persone hanno paura di “lasciarsi andare alle emozioni”: sbagliano significato e quindi si immaginano che possano accadere disastri!

Viviamo in una civiltà in cui si è perso il valore dell’intelligenza emotiva, in cui viene onorata solo l’intelligenza logico-razionale; pertanto, fin da bambini veniamo educati al savoir faire, al comportamento adeguato alla società:

  • non si può piangere in pubblico,
  • non si può ridere troppo in pubblico,
  • non si può essere timidi e diventare rossi,
  • non si può avere paura di niente,
  • non si può soffrire troppo per una “cavolata”…. sennò? Sennò succede che ti deridono, che sembri una femminuccia, che gli altri pensano male di te, che non troverai lavoro, che nessuno ti amerà…

Viviamo in un contesto sociale in cui impariamo a trattenerci, a reprimerci nelle nostre espressioni emotive, a controllare le emozioni stesse (sono troppo forti o troppo deboli? quanto durano?).

Dunque, diventiamo adulti “scollegati”, disconnessi dal SENTIRE, e totalmente identificati con il PENSARE. Peccato che non sappiamo che non siamo noi a scegliere di pensare, ma è la mente che pensa da sé, in modo del tutto casuale.

Dunque cosa succede esattamente quando arriva un’emozione? Dentro di noi si attiva un sistema di controllo (la nostra Inquisizione interiore), che avverte il pericolo (arriva l’emozione indesiderata!), e che ci porta subito in difesa; la mente inizia a valutare, etichettare e interpretare ciò che accade e noi diamo alla mente tutto il potere in quel momento, aderendo in modo inconsapevole al “rimuginio” (oddio, sto diventando rossa dalla rabbia, adesso come faccio? se ne accorgono tutti, mi prenderanno in giro… ecc. ecc.).

Anziché restare presenti all’emozione e al sentire interiore, ci fiondiamo nella sfera mentale e restiamo prigionieri delle forme-pensiero che inducono paura… paura delle emozioni stesse!

Questo accade sia con le emozioni giudicate negative (rabbia, tristezza, dolore, disgusto, colpa, ansia ecc.) sia con le emozioni giudicate positive (entusiasmo, felicità, allegria, ecc.). Per esempio, se una persona in un dato momento prova allegria e felicità, non riesce a dare a se stessa il pieno permesso di sentire queste emozioni e di esprimerle, piuttosto darà potere ai pensieri tipo “se mi vedono troppo felice sono invidiosi, se mostro la mia allegria pensano che sia una farfallona, adesso mi sento entusiasta ma tanto durerà ben poco, ecc.”

Ecco che quindi diventiamo una moltitudine di individui “standardizzati”, privati cioè del Cuore e della nostra unicità, individui repressi e controllati, che sono più simili a dei robot automatizzati piuttosto che a esseri umani consapevoli.

Come possiamo liberarci da rabbia, colpa e sofferenza?

Partiamo dalle emozioni etichettate come “negative”. Qui sorge un vero e proprio giudizio mentale, che le classifica come non accettabili, non desiderabili, quindi cattive. Come se noi dovessimo vivere sempre a mille, nella gioia e nel benessere.

Qualcuno forse vorrebbe che ci fosse sempre il sole, che la Luna fosse sempre piena, che esistesse solo la stagione calda, che il corpo fosse costantemente in salute senza mai “cadere” nel raffreddore o nell’influenza intestinale. Nello stesso modo, vorrebbe anche un mondo emotivo fatto solo di gioia, appagamento, entusiasmo e allegria.

Osservando la Natura, maestra di vita, possiamo accorgerci che tutto è ciclico: l’alternarsi del giorno e della notte, le maree, le stagioni, gli alberi che mettono e lasciano andare le foglie, i semi che germogliano per poi morire. La vita stessa è un ciclo.

Dunque noi non siamo diversi, essendo creature naturali, pertanto anche noi funzioniamo in modo ciclico, anche nelle nostre emozioni.

Dobbiamo imparare ad accogliere anche i cicli di down, quando ci sentiamo “giù di morale”, arrabbiati, impauriti, feriti, vulnerabili, tristi e senza forze. Fa parte della natura umana. Fa parte della Natura. Fa parte della vita terrena.

Opporci o reprimere queste forze emotive crea solo maggiore sofferenza, maggiore sforzo, senza ottenere niente di buono.

In questo caso, lasciarsi andare all’emozione significa proprio imparare a rimanere presenti a essa, accorgerci che c’è, smettere di rifiutarla. Letteralmente “entrarci dentro” attraverso il respiro.

Con la Mindfulness possiamo imparare a restare ancorati al respiro mentre, con gli occhi chiusi, ci permettiamo di sentire e di ascoltare l’emozione stessa, sospendendo ogni giudizio, ogni interpretazione mentale, ogni rimuginio.

Nel qui e ora, abbiamo la grande opportunità di osservare come l’emozione sia simile a una parabola: si manifesta, cresce, ha un picco, e poi di nuovo si contrae fino a scomparire.

La velocità di questo processo dipende da quanto ci permettiamo di restare nello spazio dell’osservazione: più siamo presenti al SENTIRE e più rapidamente l’emozione passa.

Rabbia, paura, sofferenza: sono emozioni o sentimenti?

come liberarsi dalla paura delle emozioni

Attraverso la pratica di Mindfulness ci possiamo accorgere anche della differenza tra emozioni e sentimenti profondi.

Le emozioni hanno natura transitoria, e spesso sono di bassa vibrazione, connesse al nostro ego:

  • sono arrabbiato con il vicino di casa che non la pensa come me;
  • ho paura del cambiamento perché non so cosa troverò;
  • il mio amico mi fa soffrire perché mi lascia spesso da solo.

La carica energetica di queste frasi è di tipo mentale: queste emozioni sono indotte da forme pensiero a cui siamo potentemente attaccati.

I sentimenti profondi sono durevoli, e possiedono vibrazioni elevate, appartengono alla sfera più autentica degli esseri umani. Sono per esempio il perdono, la fiducia, il sapere essere grati, la compassione, l’amore senza condizioni. Questi sono definibili come “stati dell’Essere”, cioè la vera sostanza delle creature umane, ciò di cui siamo fatti.

I sentimenti profondi sorgono al di là del velo illusorio delle emozioni mentali: più impariamo a restare presenti alle emozioni (senza reprimerle, senza agirle in modo inconsapevole, senza controllarle), più le emozioni stesse diventano transitorie, lasciando spazio proprio ai sentimenti di natura superiore.

In pratica, per arricchirci interiormente bisogna imparare a togliere, a lasciar andare, a creare spazio.

Emozioni positive: come gestirle?

Riguardo invece alle emozioni che la mente definisce positive, tipo l’entusiasmo, l’euforia, l’allegria, la felicità, dobbiamo imparare a distinguere anche qui la vibrazione da cui prendono vita.

Ci può essere una dimensione mentale che induce lo “star bene”: lasciare la mente vagare nei ricordi felici, nell’immaginare fatti che ci arricchiranno e ci faranno provare felicità, è un meccanismo pericoloso quanto quello di vagare nel risentimento o nella preoccupazione.

Spesso indugiamo nei pensieri “felici”, ma in realtà anche in quello spazio stiamo dando potere alla mente che ci sposta dall’adesso e ci riporta in una illusione, seppur “benefica”. Ma quando poi questo si scontra con la realtà come ci sentiremo? Ancora più frustrati e depressi, forse.

Dunque, la pratica di Mindfulness è utile anche in questo caso: solo la presenza nel qui e ora è la porta di accesso a vibrazioni durature e nutrienti quali sono i sentimenti superiori.
Non può esserci gratitudine se non nel qui e ora. Non può esserci fiducia, o compassione, se non nel qui e ora. Questi sono i veri stati d’animo di cui nutrirsi.

Come liberarsi dalla paura delle proprie emozioni in 3 step

Dunque, ricapitolando, per poterci liberare dalla paura del proprio mondo emotivo, è fondamentale iniziare a muovere i primi passi nel territorio della presenza nel qui e ora e della Mindfulness, adottando 3 atteggiamenti importanti ogni volta che sentiamo arrivare un’emozione, qualsiasi essa sia.

  1. FERMARSI. Impariamo a fermarci per qualche minuto, per lasciare che l’emozione possa manifestarsi nel nostro corpo nella sua interezza, senza reprimerla né agirla in modo reattivo;
  2. RESPIRARE. Fermandoci, possiamo chiudere gli occhi e percepire il respiro, l’aria che entra e che esce dalle narici, come un’ancora che ci radica nel corpo: attraverso il respiro, poniamo attenzione all’emozione stessa, riconoscendo anche i pensieri che la stanno interpretando, senza però dar loro potere;
  3. LASCIARSI ATTRAVERSARE. Come se fossimo una canna di bambù attraversata dal vento, possiamo lasciare che l’emozione ci attraversi senza fare nulla, se non semplicemente sentirla e porre nel corpo tutta la nostra attenzione: è la chiave della non-azione che professavano grandi personaggi come Gandhi.

Attraverso questi 3 step, possiamo imparare a entrare in contatto con l’universo emotivo in maniera più consapevole, e piano piano darci il permesso di accedere a stati d’animo più profondi e più autentici.

Dott.ssa Annalisa Chelotti – Counselor Terapeuta.

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