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Come smettere di pensare ossessivamente applicando la Mindfulness

smettere di pensare

Molti stati di malessere, oggi, sono la conseguenza di un’attività mentale disfunzionale e ossessiva, che ci induce a spostarci nel passato o nel futuro senza riuscire a governare questo processo.

Cosa vuol dire smettere di pensare?

Molti pazienti, in questi 15 anni di lavoro come Counselor, mi hanno chiesto come si fa a smettere di pensare, cosa significa di preciso, e se questo può portare dei benefici nella vita quotidiana.

Per comprendere cosa significa smettere di pensare, bisogna prima sapere cosa significa pensare, in quanto viene spesso frainteso il vero significato di questa parola.

Di norma, la maggior parte delle persone pensa in modo automatico, vale a dire che non sceglie realmente a cosa pensare, per gran parte della giornata. Il pensiero accade da sé.

Siamo abituati soprattutto a rimuginare, cioè a lasciare che la mente, in modo casuale, ci proponga una serie infinita di pensieri che si accavallano e che si aggiudicano la nostra attenzione involontaria. Anche quando siamo in azione, la mente non si ferma, i pensieri continuano a susseguirsi incessantemente, ma noi possiamo facilmente accorgerci della nostra “passività”, cioè del fatto che non siamo noi a decidere “cosa” pensare.

Mentre siamo in coda alla cassa del supermercato, la nostra mente vaga tra i problemi che ci aspettano a casa, quella telefonata urgente che bisogna fare, anche se controvoglia, la litigata con il partner del giorno precedente, il vestito orribile che indossa la signora dietro di noi, ecc. Mentre camminiamo, mentre ci laviamo i denti, mentre facciamo la doccia, la mente continua a ricordarci che abbiamo quell’impegno alle undici e che dobbiamo essere puntuali, che ieri il nostro migliore amico è venuto a trovarci, che forse tra un mese potremo andare in vacanza…

La schiavitù mentale in cui verte la maggior parte della popolazione mondiale consiste in un meccanismo di pensiero automatico, reattivo, incessante, che genera dentro di noi ansia, preoccupazione, stress, risentimento, rimpianti, attaccamenti, rabbia, paura, senso di colpa ecc.

Il pensiero automatico è un pensiero ripetitivo che non ha nulla a che fare con l’enorme intelligenza dell’essere umano, è solo una ruminazione inutile e improduttiva a cui siamo, semplicemente, abituati. Significa utilizzare una parte della nostra mente senza accorgersi di cosa accade realmente, come se fossimo un po’ degli automi. E’ come avere una Ferrari in garage e dimenticarci di utilizzarla, uscendo tutti i giorni con una bicicletta arrugginita e con i freni mezzi rotti.

Pensare invece significa scegliere, in modo consapevole, di portare la nostra attenzione a un dato aspetto della nostra vita in un momento specifico. Per esempio, se voglio organizzare le mie ferie estive, mi prendo un paio di ore di tempo e scelgo di pensare a quale destinazione mi piacerebbe, faccio qualche ricerca in internet valutando i vari parametri (soldi, tempo, distanze ecc.), guardo qualche foto che mi porti ispirazione, fino a che non sento dentro di me di aver raggiunto il mio obiettivo.

La mente umana è uno strumento eccezionale, bisogna imparare ad utilizzarlo nel modo più ottimale possibile, cioè iniziando a sviluppare la presenza consapevole, al fine di scegliere di pensare quando serve e quindi lasciar andare le ruminazioni inutili.

Come smettere di pensare con la Mindfulness

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Nella cosiddetta New Age si sono creati molti fraintendimenti sulla natura della mente umana e soprattutto sui benefici di alcune pratiche come la meditazione Mindfulness. Spesso le persone, quando si approcciano alla disciplina della Mindfulness, iniziano a credere che l’obiettivo sia zittire la mente, cioè smettere di pensare del tutto. Da qui sorgono domande tipo “come faccio poi a fare le cose? a realizzare progetti? a creare obiettivi?”

In realtà non è affatto questo l’obiettivo! Non ha senso credere di dover smettere di pensare, bensì è molto funzionale smettere di “ruminare”.

Attraverso le pratiche di Mindfulness, si arriva nel tempo a coltivare una sana presenza nel qui e ora, promuovendo l’auto-osservazione di noi stessi e l’attenzione intenzionale verso ciò che ci è utile e che serve in un dato momento.

Ciò significa sottrarre potere al meccanismo della ruminazione automatica e investire maggiore attenzione (e quindi energia) verso il nostro sentire interiore, verso le azioni che stiamo compiendo, nel qui e ora. Questo processo ci permette di appropriarci della scelta: quando desideriamo pensare a qualcosa, possiamo sceglierlo e applicare un pensiero di natura più alta, cioè un pensiero costruttivo, creativo, utile.

Lasciar andare la ruminazione significa liberare una enorme quantità di energia prima bloccata nella sfera mentale, e recuperare uno stato di maggior tranquillità, di quiete, di lucidità, per poter poi pensare a ciò che ci è utile e funzionale nel momento in cui ci è utile e funzionale. Ad esempio: se so che devo pagare una bolletta entro una certa data, è del tutto inutile pensare tutti i giorni a quell’incombenza per ricordarci che dobbiamo pagarla; questa è ruminazione. E’ invece molto funzionale scegliere un momento per andare a pagare la bolletta, scriverlo in agenda, e non pensarci più.

La Mindfulness è uno strumento indispensabile per compiere il passaggio dalla mente “inferiore”, cioè quella automatica e ruminativa, alla mente “superiore”, cioè quella capace di pensare in modo filosofico, di creare connessioni e di intuire cosa serve. E’ infatti una disciplina che inizialmente ci dona la possibilità di riconoscere i meccanismi mentali e di imparare a conoscerli, per poi trasformarli.

Come si può risolvere o migliorare qualcosa che non conosciamo? Bisogna pertanto prima accorgerci di come funziona la mente. Le pratiche di auto-osservazione e di presenza dunque servono proprio al caso nostro. Porre attenzione a noi stessi ci permette di iniziare a “vedere” la volatilità dei pensieri, ci aiuta a riconoscere che si creano da sé, senza il nostro consenso o la nostra scelta intenzionale. Questo è il primo grande passo per procedere poi alla libertà dal pensiero automatico. Una volta che ci siamo accorti della natura illusoria del pensiero, possiamo iniziare ad esercitare la facoltà di scelta attraverso l’attenzione al sentire, e non solo al pensare.

Il secondo passo infatti è quello di creare in noi un’ancora che ci ricorda di essere presenti; l’ancora più semplice è il respiro. Nella nostra quotidianità, impariamo a portare attenzione al nostro respiro, in modo da ritrovare la connessione con il presente, con noi stessi e con il nostro sentire, lasciando andare il meccanismo ruminativo. Inseriamo nelle nostre giornate questa piccola pratica su cui allenarci: mi ricordo del respiro e rimango presente al meccanismo mentale, senza fare niente, per qualche minuto. Allenarci a portare attenzione al qui e ora attraverso il respiro significa risvegliarci alla realtà, uscendo fuori dall’inganno del rimuginio ossessivo.

Come smettere di pensare in modo ossessivo ti regalerà pace, lucidità ed energia

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Praticare la Mindfulness per un certo lasso di tempo, dunque, non farà di te una creatura incapace di pensare, bensì ti renderà una creatura libera di scegliere quando e a cosa pensare in modo funzionale, lasciando poi lo spazio per mantenere l’attenzione alle azioni, al sentire, al corpo, ecc. Tutto questo ha dei vantaggi enormi, tra cui la possibilità di percepire maggiore pace e lucidità (risolvendo molte emozioni difficili tra cui ansia, stress, risentimento ecc.) e maggiore energia (smettendo di dissiparla inutilmente).

Concederti dieci minuti al giorno di meditazione Mindfulness farà di te una persona libera dalle ossessioni e dai pensieri automatici, dunque una persona libera di scegliere, di sentire, di pensare.

Saper utilizzare la mente in modo funzionale significa avere la possibilità di guarire a livello emotivo, a livello fisico e a livello energetico.

Dott.ssa Annalisa Chelotti

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