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Inizia a esprimere i tuoi talenti e a compiere la tua missione

Fai un lavoro che da tempo ti crea disagio, fatica e stress?
Oppure passi da un lavoro all’altro nella speranza di trovare quello che fa per te?

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La maggior parte delle persone ha diviso la sua vita tra lavoro e passioni. Queste ultime vengono espresse nei piccoli ritagli di tempo libero, mentre il lavoro occupa la maggior parte della giornata, ogni giorno, per anni.

In più, è spesso un lavoro che non soddisfa pienamente, anzi, può addirittura creare stress, sofferenza, disagio, svalutazione.

Ci insegnano che la vita prevede determinati step “obbligati”: assicurarsi di ottenere un diploma o una laurea che possano garantire un lavoro “sicuro”, cioè come dipendente, per poter arrivare serenamente alla pensione e aspettare quindi di godersi la vita  dopo i 70 anni.

Non importa molto se il lavoro piace o non piace, bisogna solo che garantisca uno stipendio utile per poter pagare il mutuo della casa, la rata della macchina, le bollette, la spesa e possibilmente quei 15 giorni l’anno per andare un po’ in vacanza.

Dunque il malessere che può scaturire da questo schema sociale si declina in diversi modi:

  • Accumulo di stress quotidiano, legato a ritmi serrati, scadenze, carichi di lavoro non adeguati;
  • Frustrazione nel sentirsi svalutati in un ruolo che non ci appartiene;
  • Scarsa o assente auto-realizzazione attraverso l’espressione dei propri talenti;
  • Sofferenza emotiva che comprende ansia, rabbia, talvolta depressione;
  • Rapporti distorti e conflittuali con colleghi, capi e sottoposti;
  • Tendenza a portarsi a casa i problemi lavorativi, generando un loop continuo di preoccupazione.

Per risolvere questo problema, è necessario prima di tutto comprendere che siamo all’interno di un grande inganno sociale: il lavoro non è un mezzo di pura sussistenza a prescindere da come ci fa sentire a livello emotivo, ma è uno degli strumenti più potenti per manifestare nel mondo le nostre risorse autentiche, i nostri talenti, le nostre passioni.

Una volta compreso questo primo aspetto basilare, allora è possibile procedere con una serie di consapevolezze da coltivare:

  • Conoscere e ri-connettersi con le proprie risorse e i propri talenti;
  • Portare maggiore attenzione alle passioni, cioè a tutto ciò che ci viene bene, senza sforzo;
  • Coltivare il coraggio per il cambiamento, accogliendo anche eventuali paure;
  • Acquisire eventuali competenze che mancano e di cui abbiamo bisogno;
  • Fortificare la nostra volontà di essere al Servizio del prossimo nella miglior forma che possiamo realizzare come missione del nostro Sé.
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Annalisa Chelotti e Luca Capozza sono due formatori con esperienza più che decennale nel campo della Mindfulness, del Counseling e della conduzione di gruppi per la crescita personale.

Nel 2015 hanno dato vita all’Associazione Il Sentiero dell’Essere, erogando conferenze, workshop, laboratori esperienziali, residenziali di consapevolezza e vacanze trasformative.
Da quest’anno hanno fondato La Scuola dell’Essere, un percorso strutturato di 9 mesi per la trasmissione delle pratiche di Mindfulness e la loro applicazione in tutti gli ambiti della vita.

Testimonianza
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Laura era una donna di circa cinquant’anni quando si rivolse a noi per un problema di stress che la stava portando verso una vera e propria depressione. Lavorava in una piccola azienda a gestione familiare da quasi trent’anni, svolgendo mansioni di segreteria e contabilità. Da quando il vecchio titolare era morto, lasciando al figlio il governo dell’azienda, Laura aveva iniziato a sentirsi inadeguata, ad avere paura di sbagliare, a non sostenere le critiche continue che il capo le faceva. Era molto diverso dal padre, aveva un atteggiamento autoritario, punitivo e sarcastico. Dopo due anni, Laura era ormai in burn-out. Grazie alle pratiche di auto-osservazione e di presenza, Laura comprese che le mansioni svolte non le erano mai davvero piaciute, semplicemente si era sempre accontentata. Aveva preso il primo lavoro utile subito dopo il diploma, sotto la pressione dei genitori che le raccomandavano di pensare a “sistemarsi”. Si accorse che la sua grande passione, cioè dipingere con gli acquerelli, era rimasta sepolta in un cassetto. Dopo qualche mese riprese a dipingere e decide di licenziarsi, prendendosi un anno sabbatico per poter avere il tempo di decidere del suo futuro. Da quel momento Laura è rinata: ha iniziato a lavorare in una cooperativa che si occupa di ragazzi disabili, utilizza la sua arte come forma di aiuto e finalmente si sente di esprimere davvero il suo grande talento al servizio degli altri.