GAME OVER

Argomento molto delicato, questo…

Parto da un mio vissuto, visto che, come sapete, siamo soliti parlare solo di ciò che sperimentiamo in prima persona.

Tempo fa, durante il mio lavoro in un centro estivo per ragazzi, un bimbo di circa 10 anni mi ha convinto a scaricare, sul cellulare, un gioco di ruolo che mette, su un campo di battaglia, utenti di varie nazioni gli uni contro gli altri alla conquista di coppe, monete e pietre preziose. In poche parole, nel giro di poco tempo e con le armi a disposizione (armi che si possono conquistare attraverso punti acquisiti) si combatte per vincere abbattendo Re e torri dell’avversario.

Inizialmente entusiasmante, dopo un po’ di giorni è quasi diventato un’ossessione: una partita ne chiamava un’altra, una perdita di coppe mi metteva agitazione, una sconfitta mi bruciava a tal punto da rendermi nervoso. Forse sono io che esagero? Tutto è possibile, ma non ho potuto non fare una riflessione profonda sia a riguardo delle influenze sui giovani che sugli adulti, sugli stimoli emozionali ed emotivi, sulla perdita totale di connessione al tempo che scorre in completa passività. E così, in un giorno in cui sentivo di avere superato il limite, ho deciso di cancellare la app dal mio cellulare ritrovando una centratura nel qui e ora che, a tratti, avevo completamente destabilizzato.

E poi, ancora, ho iniziato a osservarmi intorno e mi sono reso conto, forse un po’ tardi, che la maggioranza delle persone, nel loro quotidiano, vuoi per una notizia su fb, vuoi per una foto su instagram, vuoi per un vocale su whatsappe e chi più ne ha più ne metta, è totalmente immersa in un mondo di illusioni che, persò, creano effetti tutt’altro che illusori. Infatti le emozioni del momento, che siano di una risata o di indignazione, sono veri e si indirizzano tutti verso il nostro centro emozionale continuamente sollecitato, sia da cosa è vicino a noi che da cosa è lontano da noi, sia per una notizia appena arrivata che per una di un ricordo di un anno fa…E intanto il tempo passa, e la nostra generazione attuale, potenzialmente avanti mille luci da noi, rimane impegnata in un mondo che non è un mondo reale, sempre che una forma di realtà esista davvero.

Vilente è cercare di affrontare questo argomento con chi si nasconde (e io l’ho fatto mille volte, per questo so di cosa sto parlando), continuamente dietro a mille scuse che, a lungo andare, non reggono più.

Fermarsi ad ascoltarsi è molto più faticoso che sdrammatizzare la vita attraverso un “mi piace”, e questa è la grande forza del “virtuale”: vivere altro all’infuori di noi così da non dover preoccuparci della nostra evoluzione… ma attenzione, perchè, in qualsiasi modo, prima o poi il nostro tempo in questa forma finirà e sul punto finale del nostro passaggio, ve lo garantisco, il pensiero potrà essere fortemente ossessionato dal tempo che avremo perduto, ma ormai sarà troppo tardi, quindi GAME OVER.

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